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Licio Gelli, Repubblica,
28/09/2003

"Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente"
G.Orwell

"una sola isoletta (l'inghilterra) oggi tiene il mondo in catene. Se un'intera nazione di 300 milioni di abitanti si desse a uno sfruttamento economico di questo tipo, spoglierebbe il mondo come uno sciame di locuste"
Mohandas Ghandi, 1928

"Occhio per occhio lascia tutti ciechi"
Dr Martin Luher King

"tra tutte le cose vili che ci sono sulla Terra, Nessuna è vile come il denaro"
Antigone, Sofocle, 441 a.C.

"la speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà"
Tacito

"Affermare che il sistema finanziario è impazzito è inesatto. La reale situazione supera questa descrizione, e sarebbe riduttivo credere che nessuno coinvolto in questo processo guardi a fondo in quello che stannofacendo e semplicemente scoppi a ridere dell'innata follia del processo"
Michael Rowbotham

"Le corporation al giorno d'oggi controllano le nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo,cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo.
Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia e dalla loro ideologia. E, alla stregua della chiesa e della monarchia in epoche passate, si ergono infallibili e onnipotenti, autocelebrandosi attraverso edifici imponenti e raffiniati apparati simbolici.
Le corporation esercitano un'influenza sempre più estesa sulle decisioni delle autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un tempo saldamente in mano pubblica."
Joel Bakan,
"the corporation"
Fandango editore

"Il fascismo dovrebbe essere definito più propriamente corporativismo, visto che rappresenta la fusione del potere statale e imprenditoriale"
Benito Mussolini.

"L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo."
Pier Paolo Pasolini

"Ma coe fa la gente a guardare questi che tutto il giorno dicono stupidaggini?"
Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, a proposito de Il grande fratello
13 ottobre2004

"Un po' di lavoro, un po' di consumo, un po' di famiglia, un po' di sesso, un po' di calcio, un po' di tv e la vita passa senza fare domande."
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lunedì, 14 maggio 2007
Raccogliamo firme per contrastare il DDL del Ministro Della Giustizia Italiana Clemente Mastella, che sta per passare al Senato.
Cosiddetto DECRETO BAVAGLIO, che tenta appunto di imbavagliare i giornalisti Italiani.
Questo il sunto del decreto:

Il Ddl dice:
"è vietata la pubblicazione,anche parziale o per riassunto,degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive,anche se non più coperti dal segreto,fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare" vi ricordo che gli atti non sono più segreti dal momento in cui diventano conoscibili dall'indagato o dal difensore

"è vietata la pubblicazione,anche parziale,per riassunto o nel contenuto,della documentazione,degli atti relativi a conversazioni,anche telefoniche,o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico,anche se non più coperti da segreto,fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino alla conclusione dell'udienza preliminare"

"è vietata la pubblicazione,anche parziale,per riassunto o nel contenuto,delle richieste e delle ordinanze emesse in materie di misure cautelari.Di tali atti e tuttavia consentita la pubblicazione nel contenuto dopo che la persona sottoposta ad indagini ovvero il suo difensore abbiano avuto conoscenza dell'ordinanza in materia di misure cautelari" cioè si può ancora dire che uno è sottoposto a misure cautelari,ma le intercettazioni restano segrete fino alla fine dell'udienza preliminare

"se si procede al dibattimento,non è consentita la pubblicazione ,anche parziale,degli atti del fascicolo del pubblico ministero,se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello.è sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazione o dei quali sia sitata data lettura in pubblica udienza"

Gli atti non coperti da segreto che non siano contenuti nei commi precedenti possono essere pubblicati.

QUINDI: le intercettazioni di qualunque tipo restano segrete fino alla fine delle indagini o dell'udienza preliminare,i fascicoli del pm fino alla fine del processo di appello.Si può ancora dire che qualcuno è indagato o è stato arrestato ma non si possono riprodurre le parti che riguardano intercettazioni.Le notizie sono vere o non sono segrete,ma non si possono pubblicare.

Le intercettazioni che,anche se magari potrebbero essere interessanti per il pubblico,non vengono acquisite agli atti del processo perchè penalmente irrilevanti,sono sempre coperte da segreto ,ugualmente tutti i documenti contenenti dati acquisiti illecitamente sono sempre coperti da segreto.
Se vengono acquisiti nel processo,sono anch'essi coperti dal segreto fino alla fine delle indagini preliminari.

Veniamo ora alle sanzioni:
"chiunque rivela indebitamente notizie inerenti ad atti del procedimento penale coperti da segreto(cioè tutti i casi che abbiamo visto prima)dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale,o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza,è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni."
"Salvo che il fatto costituisca più grave reato,chiunque rivela,mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico,in tutto o in parte,il contenuto di documenti redatti attraverso la raccolta illecita di informazioni èpunito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni."
La multa per i giornalisti che pubblicano gli atti coperti da segreto passa da"51 a 258 euro" a "da 10.000 a 100.000 euro"!!! e si prevede una detenzione fino a 30 giorni.


ABBIAMO BISOGNO DELLE VOSTRE ADESIONI PER OTTENERE CREDIBILITA'!!!!

FIRMATE!->>>>
postato da: paskal007r alle ore 22:14 | Permalink | commenti (2)
categoria:passaparola, agire, inciuci, controllo di massa, violenza di stato, senza pudore
sabato, 21 aprile 2007

clap clap clap

Che belle parole si sentono ultimamente sul partito democratico della domenica.

Quasi sembra che non nasca solo per vendersi tutti in gruppo da bravi corrotti bipartisan.
Magari si può far fessi così tre o quattro milioni di persone, ma davvero la cosa potrà durare?
In realtà l'evento fa anche piacere: se i marci si uniscono la gente se ne accorgerà più facilmente; più si mettono insieme gli inciuciones più finisce in fretta l'era del "meno peggio", più si cerca qualcuno di affidabile, e non semplicemente "diverso dall'altro".

E qualche spiritoso potrà anche permettersi lo sfizio di andarglielo a dire in faccia, perchè tanto, non cambia niente, i vertici ormai hanno deciso, questi spettacolini detti "congressi" servono solo a dare ai galli del pollaio il tempo di fare la spartizione dei poteri interni da un lato e a far abituare il popolo bovino all'idea di un nuovo simbolino, per quei pochi asini che ancora credono che dietro la cartapesta magari sopravvivano i contenuti.

Resta poi un mistero il nome: partito democratico.
Come democratico?
Forse che al suo interno sarà prevista una democrazia, possibilità di libero voto, primarie per i tesserati, almeno loro che avranno diritto ad un voto onesto e non di scambio o di contrasto dell'altra fazione come noialtri semplici cittadini?
Ma no, più probabilmente "democratico" perchè la democrazia è il suo totem, la sacra (nel senso proprio del termine, cioè intoccabile) ideologia che ormai da sola resiste in un mercato delle idee dove anche l'ideologia del libero mercato non è più accettata da tutti.

Un bel colpo di marketing per il partito dei marchettari.

Certo, democratizzare l'Italia sarebbe una bella iniziativa, in questa oligarchia pseudo-repubblicana di cui abbiamo cittadinanza ce n'è un gran bisogno.

Eppure ho questa sensazione fastidiosa che questioni come la assoluta non-rappresentatività dei partiti, il ladrocinio del voto di preferenza, la salvaguardia della libertà di informazione, il conflitto di interessi, il finanziamento pubblico ai partiti (altrimenti detto rimborso elettorale), il finanziamento delle aziende private ai partiti (più onestamente detto corruzione, ma così è legale) e altre simili amenità non saranno mai affrontate dal PD, se non con fiumi di vuote parole e languide promesse per quei poveretti proni elettori.
In fin dei conti non stupisce l'entusiasmo di Berlusconi, perchè in fondo quel partito è il suo trionfo, il culmine di un ventennio di duro lavoro di rieducazione della nazione intera attraverso i tubi catodici.
La vittoria completa del berlusconismo, un nuovo partito di plastica che nasce per contrapporsi al suo partito di plastica, ma senza i mezzi mediatici (in mano sua), senza la forza della ragione che le idee di pace, di legalità e giustizia sociale arrivavano (si noti il passato) da sinistra rendendo quei figli della prima repubblica passabili da un punto di vista intellettuale-morale, senza la base storica ereditata dagli anni sessanta e rimasta stabile forse per pigrizia, forse per una fiducia troppo dura a morire.

Un partito che non griderà allo scandalo per le mazzette o i trasformisti ma che si limiterà ad un'alzata di spalle, mentre una mano lava l'altra e tutte e due inciuciano trionfalmente.

postato da: paskal007r alle ore 23:02 | Permalink | commenti (5)
categoria:inciuci
sabato, 21 aprile 2007

In questi giorni Travaglio lancia, quasi inascoltato, un grido di disperato allarme dalle pagine dell'unità. Passate parola, è importante.

"L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado.

“è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.

“non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”.

L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti. ... Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione». Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l’Unione, che nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini."

martedì, 20 marzo 2007
da Foruminsegnanti.it

Lettera aperta al Ministro On. Giuseppe Fioroni e al Viceministro On. Mariangela Bastico

RIPARTIAMO DAI PROGRAMMI
Le Indicazioni Nazionali sono inemendabili,
è giunto il momento di archiviarle definitivamente!

Apprendiamo, ancora una volta da canali non ufficiali, la costituzione di una commissione per la revisione delle Indicazioni Nazionali.
Da notare che l’utilizzo, non certo casuale, del termine revisione piuttosto che riscrittura, lascia intendere trattarsi di un’operazione meramente emendativa, la quale assume come testo base le Indicazioni Nazionali provvisorie allegate alla Legge 53, piuttosto che i Programmi Ministeriali del '91 (Infanzia) '85 (Elementare) '79 (Media) preesistenti e tuttora vigenti, dal momento che nessuna disposizione formale li ha mai abrogati. In virtù di ciò non sussiste alcuna ragione ostativa dal punto di vista giuridico tale da impedire di considerarli documenti di riferimento sui quali innestare eventuali necessari adeguamenti alle mutate realtà, mentre fondate e legittime motivazioni inducono ad archiviare definitivamente le Indicazioni Nazionali ampiamente criticate dalla comunità scientifica e decisamente respinte dal mondo della scuola reale.


Nel ravvisare la necessità di un confronto vero e serio di metodo e di merito

DENUNCIAMO

un difetto di trasparenza e democraticità nei rapporti tra il Ministero e i diversi soggetti della scuola, che reiteratamente ed intenzionalmente sono stati tenuti all’oscuro di iniziative che direttamente li riguardano;
vedi:

Progetto Ascolto (?): mai apparso sul sito nazionale del MPI, del quale ad oggi sono pressochè sconosciute le finalità, i metodi, i contenuti e gli esiti

Nota riservata del ministro alle case editrici, che in quanto tale non ci è dato di conoscere, ma facciamo davvero difficoltà a comprendere la necessità del “sotterfugio”…

…che, tra l’altro, si ripete con la missiva segreta (svelata dal quotidiano il Secolo XIX) in cui il Ministro invita capi dipartimento, direttori regionali e provveditori a non rilasciare dichiarazioni pubbliche su argomenti di carattere politico.

Per ultimo il Decreto Compartimentale n.7 del 22 gennaio 2007 con il quale viene costituita la commissione per la revisione delle Indicazioni Nazionali, introvabile alla data odierna sul sito del MPI.


In merito al succitato decreto

RILEVIAMO

che dalla composizione della commissione restano esclusi gli insegnanti della scuola pubblica statale e gli specialisti delle discipline. Inoltre essa non rispecchia adeguatamente le diverse realtà geografiche.


CHIEDIAMO

- che la commissione che sarà preposta all’elaborazione dei nuovi Programmi sia composta soprattutto da insegnanti provenienti dai diversi ordini di scuola;
- che l'attività della stessa preveda una vera campagna di ascolto nelle scuole, con il coinvolgimento diretto e attivo di insegnanti, genitori e studenti;
- che il testo su cui lavorare non siano le “Indicazioni” ma i “Programmi” del '91 (Scuola dell’Infanzia), '85 (Scuola Elementare), '79 (Scuola Media).

Attendiamo, vorremmo dire fiduciosi (ma non nascondiamo la nostra preoccupazione di essere per l’ennesima volta delusi) un riscontro a questo nostro appello.

FIRMA>>>
postato da: paskal007r alle ore 20:47 | Permalink | commenti
categoria:passaparola, agire, inciuci, controllo di massa
mercoledì, 07 marzo 2007
"La sinistra è un male che solo la presenza della destra rende sopportabile"

 Massimo D'Alema

mi è arrivata oggi su logos quotes... che dire... un pò me l'aspettavo.
postato da: paskal007r alle ore 20:44 | Permalink | commenti
categoria:corruzione, inciuci, senza pudore, dura a morire
domenica, 04 marzo 2007
W l'Italia, un programma di raitre, stasera ha deciso di deliziarci con un'inchiesta che mostra come è finita questa schifosa Italia del lassismo assoluto.
Il clientelismo alla luce del sole, così, come se nulla fosse, un "capo elettore" rivela di favoritismi, reti di voto di scambio e tutto quel disgustoso marciume in cui annega catanzaro e la nazione intera. Sotto l'occhio della telecamera raccomanda uno studente per un esame universitario. Rivela che controlla tutti i voti che gli vengono promessi, voti che di fatto non sono segreti.

I programmi non contano nulla, i partiti nemmeno, solo gli scambi di favori. Messo a nudo tutto quel marcio, passato finora sotto il nome di politica, in realtà miserabile lotta tra simoniaci delle poltrone. Metà degli elettori, o forse tutti, si vendono al miglior offerente, per cosa? favori, come un posto di lavoro o saltarsi la coda per un esame medico.

Piatti di lenticchie.

Cosa ci si è venduti? la crocetta su un foglio, la vita, l'anima... L'Italia intera. E' per colpa di questi venduti, di questi corrotti, si, corrotti elettori se le amministrazioni sono così inette, se la 'ndrangheta, la camorra o cosa nostra trova con chi accordarsi una volta passate le elezioni, se la legge viene buttata giorno per giorno nella spazzatura assieme ai nostri diritti e ai nostri soldi!

E gli onesti invece ancora stanno lì a chiedersi quale sia tra i due gruppi di corrotti il meno peggio a scannarsi pur di stare nella padella anzichè nella brace senza rendersi conto che fritti o arrostiti sempre cotti e mangiati si finisce. Senza rendersi conto che quei pochi che ogni tanto decidono di prendere la mentalità giusta, la mentalità del non accontentarsi di quelle briciole che i corrotti lasciano per mandare avanti la farsa, la mentalità di pretendere il giusto, il rispetto del mandato popolare, vengono scannati in pubblico per aver osato fare il loro dovere, e il nostro bene.

Si dirà che "altrimenti vince l'altro", che bisogna votare "contro", che bisogna "fermarli". Ma alla fine cosa si fa? Cos'è che vincono? poltrone e stipendi d'oro, nient'altro. Chi governa, chi fa le leggi è il parlamento, non i ministri, non il presidente del consiglio. Se anche vince una coalizione e riesce a mettere i suoi uomini al potere, quella coalizione non potrà far nulla senza i numeri sia alla camera dei deputati che al senato! E allora che succederà? nulla, i soliti corrotti faranno il salto della quaglia e verranno ben ricompensati, ma noialtri avremo imparato di chi ci si può fidare e di chi no.

E' ora che la divisione si smetta di subirla, quella patetica illusione di dividersi tra destra e sinistra; in un paese tanto incivile quale è il nostro una cosa simile non esiste, è ora di cominciare a fare la divisione ma tra brave persone e farabutti, tra chi vuole che le regole si facciano per rispettarle e chi vuole che si facciano solo per evitarle ai raccomandati, ai venduti, agli uomini di partito, ai vermi, ai corrotti, agli amici degli amici. Anche questa, in fondo, è mafia!

Non ne usciremo in tempi brevi, non basteranno nè cinque nè dieci anni. Se saremo fortunati la prossima generazione avrà a malapena la possibilità di assistere al conflitto tra onesti e corrotti. E bisogna iniziare a muoversi nelle sedi istituzionali, nei consigli comunali, nelle giunte regionali, nel parlamento, non soltanto nei movimenti o nei comitati che in fin dei conti più che fare pressione sui politici non possono. Non è possibile cambiare i politici, bisogna CAMBIARE POLITICI!

Ma se non si comincia, non si finisce.
giovedì, 01 marzo 2007

SPRECHI E COSTI DELLA BUROCRAZIA

Confederazione Italiana Esercenti Attività Commerciali Turistiche e dei Servizi
Area Metropolitana Milanese
SPRECHI E COSTI DELLA BUROCRAZIA

Confederazione Italiana Esercenti Attività Commerciali Turistiche e dei Servizi
Area Metropolitana Milanese

DOSSIER SUGLI SPRECHI DELLA BUROCRAZIA 2005

Confederazione Italiana Esercenti Attività Commerciali Turistiche e dei Servizi
Area Metropolitana Milanese
vedi anche www.confesercentimilano.it

Premessa
I tempi ed i costi della burocrazia sono una delle patologie endemiche del sistema di Governo nazionale. Un male esteso in larga parte anche al sistema di governo territoriale e di molti enti e pubbliche amministrazioni.
Appare evidente, dalle indagini periodiche condotte dalla Confesercenti dal 1996 in poi, che nessun settore ne sia esente: dalla sanità, all’esercito, dalla gestione delle acque, alla gestione delle risorse umane delle pubbliche amministrazioni, dalle opere pubbliche alla spesa farmaceutica, vi sono sprechi, procedure farraginose, tempi lunghi che mortificano
la parte imprenditoriale più dinamica del Paese, generano sconforto e rassegnazione nei cittadini.

L’impatto delle imprese e dei cittadini con la burocrazia è spesso traumatico:
incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi e adempimenti onerosi, sono spesso i tratti prevalenti di questo rapporto, che genera quel velo di sfiducia con la Pubblica Amministrazione e gli Enti ad essa sottoposta.

La lotta allo spreco è entrata a pieno titolo in questi anni nei programmi degli schieramenti
politici, ma resta ancora una strada tutta da percorrere.

Nonostante alcuni interventi di correzione del disavanzo, la corruzione e la spesa pubblica improduttiva rimangono ancora nodi principali della nostra vita amministrativa e dei programmi di risanamento della finanza pubblica.

Quando parliamo di sprechi, è necessario chiarire di cosa si tratta. Ci viene in soccorso la magistratura contabile. Il procuratore generale della Corte dei conti nella sua relazione all'apertura dell'anno giudiziario ha denunciato che “frequenti sono stati gli eventi di danno al demanio e al patrimonio pubblico nella gestione del personale e, specialmente, in quello della sanità.

Altre istruttorie hanno riguardato i casi di perdite in materia di cooperazione
allo sviluppo". Tutti comportamenti che "producono un'unica, fondamentale figura di danno, quella che comunemente va sotto il nome 'spreco'".

I CASI

1. La moltiplicazione degli enti per la gestione dell’acqua
In Italia ci sono 13.503 acquedotti. A questi corrispondono ben 5.513 enti che gestiscono i servizi idrici. Tranne municipalizzate, consorzi ed enti di diritto pubblico, mediamente questi enti non servono più di 5.000 utenze ciascuno.

2. Valico Bologna - Firenze invalicabile
Dopo 23 anni di attesa per la realizzazione del tratto della A1 tra Bologna e Firenze non si è ancora raggiunta una decisione definitiva sulla variante di valico a causa delle microautorizzazioni locali che ancora frenano quest'opera. Tutto ciò costa caro alle casse dello Stato. Basti pensare che la mancata cantierizzazione della Variante di Valico entro il 2001 ha già prodotto un incremento dei costi per l'intera opera del 20 per cento. Così si dovranno spendere 500 milioni di euro in più.

LE REGIONI
3. I portaborse li pagano gli impiegati La regione Abruzzo, nell’imminenza delle elezioni 2005, ha deciso di assumere 200 portaborse. Il guaio è che i fondi necessari (15 milioni di euro) provenivano da spese già stanziate per gli stipendi dei dipendenti in servizio. Questi per protesta hanno bloccato i lavori del Consiglio regionale.

4. I costosi consiglieri della regione Abruzzo
La regione Abruzzo batte ogni record per gli aumenti alle indennità dei consiglieri: ben 16 in 32 anni di esistenza della regione. Tanto che oggi un consigliere in Abruzzo ha una indennità pari all’80% di quella di un deputato nazionale.
5. L’indennità di reinserimento in Piemonte
Fa ancora meglio il Piemonte, che ha portato l’indennità all’85% di quella di un deputato nazionale, e prevede un “premio di reinserimento” dei consiglieri, pari a due mensilità.
6. La spesa di funzionamento del Trentino-Alto Adige
Il Trentino-Alto Adige, nonostante la sua fama di buona amministrazione, impiega l'85 per cento del proprio bilancio per stipendi e funzionamento, insomma in burocrazia. In tutto, 7 mila dipendenti, uno ogni 64 abitanti. Forse pensando a metterne qualcuno in mobilità la Regione ha ora istituito per i propri dipendenti un corso professionale gratuito per diventare detective. Così trovare un nuovo lavoro sarà più semplice.

7. In Sicilia i dipendenti in pensione dopo 25 anni di servizio Fino al 2000 in Sicilia si poteva andare in pensione con 25 anni di servizio (20 le donne sposate), prendendo il 108,3 per cento dell'ultimo stipendio. Quando la regione decise di adeguarsi alla legge statale, consentì un'ultima coda per i baby pensionati. Risultato, quasi 5 mila richieste, che la regione ha scaglionato in sei tranche fino al 2005 per un totale di 4.020 nuovi pensionamenti, grazie ad una sentenza della Corte costituzionale, che ha annullato lo stop della Corte dei conti.

8. Sicilia: il pieno di dirigenti della Regione
Nel 2003 la regione Sicilia ha portato gli organici degli uffici di gabinetto da 156 a 600 persone. Il costo complessivo è salito da 4,4 milioni di euro l'anno a 41,5. Inoltre i dirigenti siciliani sono al riparo da responsabilità personali: tutti sono assicurati a spese della collettività. Ogni polizza costa 258,23 euro. Se il dipendente regionale è iscritto a un ordine professionale, non paga la quota annuale: grazie a una circolare ci pensa sempre la
regione.
9. L’abnorme impiego pubblico regionale in Sicilia
La regione Sicilia è la patria dell’impiego pubblico: 15 mila dipendenti, più 6 mila negli enti collegati. Il solo Assessorato al Lavoro, 2.500 dipendenti e 3.800 precari, supera l'intero Lazio ed è pari alla Lombardia. I dipendenti della regione autonoma siciliana sono pari a quattro volte i dipendenti della Regione Lombardia, che pur avendo la stessa estensione territoriale della Sicilia, ha il doppio degli abitanti. Otto volte in più è il numero dei dirigenti
della Regione siciliana rispetto alla Lombardia: 2315 contro 285. E tutti guadagnano di più che nel resto d'Italia.

10. Il vitalizio dei Consiglieri regionali liguri
La Regione Liguria ha provato a far passare una leggina costruita ad hoc per assicurare ad un consigliere regionale la possibilità di accedere al vitalizio per gli ex consiglieri pur non avendo raggiunto i 60 anni di età.

11. Patto colabrodo
Il bilancio pubblico italiano è vincolato dall'articolo 81 della Costituzione: ogni spesa deve avere la relativa copertura. Nulla di tutto ciò esiste per le regioni. Si è tentato con il cosiddetto Patto di stabilità interno sulla Sanità. Ma è stato abbondantemente traforato. Il risultato è un disavanzo di 5 miliardi nel 2004.

I COMUNI

2. Il controllo di gestione dei Comuni
Secondo la Ragioneria Generale dello Stato il 25% dei Comuni non ha mai predisposto un programma di controllo e il 20% non ha neppure adottato indicatori specifici per misurare l’efficacia, l’efficienza e l’economicità della gestione. Inoltre il 50% dei Comuni non effettua il controllo strategico né sull’attività, né sui risultati effettivamente conseguiti dai propri dirigenti rispetto alla programmazione decisa a monte.

13. Le mani bucate degli enti locali
Aumento delle entrate riscosse dagli enti locali negli ultimi dieci anni: + 46 per cento. Aumento della spesa locale nello stesso periodo: + 55,2 per cento.

14. La Gerico a Venezia
La società GERICO, incaricata dal comune di Venezia di riscuotere le tasse, ha causato un ammanco di circa 5 milioni di euro.
15. Le Case: Vesuvio allo spasimo Le 59.927 case del Comune di Napoli fruttano in media 29 milioni 454mila euro l’anno, ma costano alle casse di Palazzo San Giacomo 45 milioni 216 mila euro. Ben dodicimila dei trentamila alloggi sono occupati abusivamente.

16. Le cremazioni a Treviso
Il comune di Treviso ha ottenuto dallo Stato 500mila euro per la realizzazione del Tempio della cremazione.

17. Comuni virtuosi e Province e Regioni sprecone
Nonostante le varie strette delle leggi finanziarie sulla spesa per acquisto di beni e servizi della pubblica amministrazione questa aumenta. Affidandosi all'Istat come fonte, si evince che la spesa dei Comuni per consumi intermedi (acquisto di beni e servizi) nel triennio 2001-2003 è aumentata dello 0,44%, quella delle province 34,46%, quella delle regioni del 12,74%.

LA SPESA SANITARIA

18. Controlli nel cassetto
Il progetto sanità elettronica (appena varato) potrà monitorare l'andamento della spesa per farmaci e prestazioni di laboratorio per livelli, per settori e per aggregazione (scala territoriale, tipologie di farmaco, medico prescrittore, tipo di esenzione ecc.). Con questo intervento si possono acquisire risparmi, razionalizzazione ed efficienza dell'ordine di centinaia di milioni di euro. Un esempio, fra i tanti, per delineare i vantaggi: una Asl, che ha già sperimentato questo sistema, effettuando la sola pulizia degli archivi ha conseguito un
risparmio di oltre 200 mila euro in poche settimane. Ci si chiede allora perché il progetto è
rimasto nel cassetto del Ministero per ben quattro anni. Producendo sprechi per milioni di euro?

LE BUROCRAZIE E GLI SPRECHI DELLO STATO
19. Eccesso di dirigenti pubblici
La relazione della Corte dei Conti al Parlamento sul costo del lavoro pubblico per gli anni 2001 e 2003 indica che la spesa complessiva per la dirigenza ha registrato nel triennio 2000-2002 un incremento del 14,3%, "molto al di sopra degli obiettivi fissati dai dpef per gli anni considerati". Gli incrementi più significativi hanno riguardato, con riferimento alla spesa annua pro-capite, la dirigenza di ministeri, aziende autonome, enti pubblici non economici, università, enti di ricerca, oltre alla dirigenza scolastica.

20. Carriere osmotiche
La Corte dei Conti, nella relazione sul costo del lavoro pubblico per gli anni 2001 e 2003 ha avviato una ricognizione sull’inquadramento del personale. Le novità sono molte: in tutti i comparti della PA si verifica un imponente calo del personale appartenente a profili iniziali della categoria di appartenenza ed un corrispondente incremento nell'ambito del profilo economico superiore.

21. Quanto costano i portaborse dei Parlamentari?
La Camera dei deputati spende ogni anno 28 milioni di euro per il funzionamento dei gruppi parlamentari, oltre a 31 milioni per portaborse e segretari dei deputati. In tutto, quasi sessanta milioni di euro per 750 dipendenti, vale a dire circa 80.000 euro a testa.

22. Gli statali crescono
La riduzione del personale pubblico è la vera Cenerentola delle ultime leggi finanziarie. Basti pensare che nel periodo 1998-2002 la programmazione del fabbisogno di personale, l'introduzione di un tetto massimo complessivo delle assunzioni e il blocco delle stesse avrebbero dovuto consentire una riduzione complessiva del personale pubblico in servizio di circa il 4% rispetto al 1997. Invece la Corte dei Conti ha accertato un aumento del 4,2%.

23. Aumenta la spesa degli acquisti di Stato
La spesa per l'acquisto di beni e servizi dei Ministeri è aumentata nel triennio 2001-2003 dell'8,85%, nonostante le leggi finanziarie degli ultimi anni abbiano introdotto l'obbligatorietà del ricorso alla Consip.

24. Personale pubblico: Leggi suicide
Anche nel 2004 è aumentata la spesa per il personale pubblico, e in particolare per i dipendenti statali. Ciò è dovuto per la Corte dei Conti "alle innumerevoli deroghe al blocco delle assunzioni consentite dalle stesse leggi che si sono proposte di ridurre il personale".

25. Il costo delle comunicazioni dei burocrati
Ogni comunicazione burocratica dell’amministrazione, svolta con i metodi tradizionali, comporta alla pubblica amministrazione 49 minuti di lavoro, al costo di 22 euro. Una e-mail costa in tutto 2 euro, undici volte di meno.

26. Statali inamovibili
La riforma del pubblico impiego varata nel 2001 prevedeva di spostare 20 mila persone; è stata utilizzata solo da 9 mila. Motivo? Il 97 per cento della mobilità avviene con il beneplacito del dipendente e, nei rari casi in cui va a buon fine, richiede in media 43 giorni.
Perfino nei trasferimenti volontari, il 10 per cento suscita contenziosi. Il risultato è che nel Nord esistono vuoti di organico del 60 per cento, al Sud eccedenze del 70.

27. Quanti i dipendenti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ?
Nel 1861 la Presidenza del Consiglio non contava nessun dipendente, dal 1876 al 1921 i dipendenti sono in media 9. Nel 1931, sotto il Duce, arrivano a 345. Nel 1988 sono 3.521: nel 2005 comprese le Segreterie e Gabinetti si superano abbondantemente i 4.500 dipendenti.

28. Fiumi di consulenze dello Stato
Nel 2003, secondo la Corte dei Conti, lo Stato ha autorizzato quasi 200.000 incarichi di consulenze esterne, con un costo stimato dal ministero della Funzione pubblica in 680 milioni di euro. Secondo la magistratura contabile “si ha motivo di ritenere che nel 2004 siano ulteriormente aumentate”.

29. Alla Camera: aumentano le spese commessi e le spese
Nel bilancio 2004 della Camera dei deputati, i pagamenti per il personale dipendente sono aumentati del 7,53%, quelli per collaboratori occasionali dell’8,19%. Ancora più elevata la crescita della spese per la pulizia ed igiene, che nel bilancio 2004 sono aumentate del 15,91%, da 6,3 a 7,3 milioni di euro.

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IL COSTO DELLA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE
La lotta all’evasione fiscale non rende
Secondo la Corte dei conti, nel 1998, furono investiti 2.402 miliardi di vecchie lire per contrastare l'evasione fiscale. Il risultato finale di questa lotta fu l'introito di 2.498 miliardi. A fronte dei 96 miliardi di lire di incasso positivo, nota la magistratura contabile, bisogna calcolare le centinaia di miliardi spesi dai cittadini per difendersi dalle migliaia di giudizi sbagliati da parte dei funzionari dello Stato oltre alle spese di gestione per queste controversie ed il costo del personale per recuperare tali somme.

IL COSTO DELLE INTERCETEZZAZIONI TELEFONICHE
. Lo spreco corre sul filo Grido di allarme lanciato dal Procuratore Generale della Cassazione sulle spese effettuate dalle Procure della Repubblica per affittare dai privati le apparecchiature per le intercettazioni telefoniche e ambientali. Si scopre così che per effettuare le indagini si
utilizzano in modo abnorme l'esclusivo strumento delle intercettazioni ambientali e telefoniche tanto da spendere, nei soli primi sei mesi del 2004, oltre 146 milioni di euro, 112 dei quali versati a ditte private per noleggiare le apparecchiature. Inutile dire che con tale somma le apparecchiature di intercettazione potrebbero essere acquistate e messe a disposizione di tutte le Procure d'Italia.

GLI ENTI INUTILI SOPRAVVIVONO
Le soppressioni mancate
170 enti sono stati soppressi con decreto firmato dal Presidente della Repubblica nel 1987, ma continuano a sopravvivere e non si riesce a liquidarli. Tra questi le Casse Mutue di malattia per i coltivatori diretti e per gli artigiani di molte province italiane, le Aziende tranvie autobus e filobus dei comuni di Roma, Salerno e Napoli ed il fantomatico Comitato di coordinamento e compensazione casse mutue aziendali per l'assistenza, oltre a 13 casse di malattia dei dipendenti delle aziende municipalizzate del gas. Su ogni ente defunto veglia un commissario liquidatore, regolarmente stipendiato, con tanto di bilancio, contenziosi, debiti o crediti pregressi. La sopravvivenza di questi enti equivale a 170 stipendi per altrettanti commissari liquidatori, spese per la compilazione dei bilanci, per la custodia dei beni, per cause che proseguono da decenni.

33. Sopravvive l’Ente per la soppressione degli enti inutili del fascio, che ancora non sono stati soppressi Mezzo secolo fa (1956) lo Stato decide di eliminare circa 600 enti, in parte eredità del fascismo, e affida la missione a un nuovo ente, incaricato di gestire le complesse liquidazioni. Nasce così l'Iged - Ispettorato generale per la liquidazione degli enti disciolti – che oggi esiste ancora presso il Ministero dell'economia e delle finanze come dipartimento che fa capo alla Ragioneria generale dello Stato e dotato di 14 uffici, ognuno guidato da un dirigente, per un totale di 100 funzionari ed una spesa di 50 milioni di euro. Nel giugno 2002, il Tesoro decideva di affidare le pratiche di liquidazione ad una società esterna, controllata dallo Stato, la Fintecna. Ma nonostante una legge abbia soppresso l'Ispettorato, questo continua a sopravvivere ed il passaggio delle pratiche dall'Iged alla Fintecna non è ancora avvenuto.

Ingic: un istituto che fatica a morire
L’Istituto nazionale gestione imposte di consumo, l’Ingic fu istituito dal fascismo, poi fu eliminato quindi rinato nel 1951, infine soppresso nel 1974. Da allora è ancora in fase di liquidazione. Salvo ripensamenti.

EFIM: ente delle partecipazioni statali ancora in vita
Una spada di Damocle pende sulla testa del Ministero dell’economia: l’entità della liquidazione dell'Efim, l'ex ente delle partecipazioni statali soppresso dal Governo di Giuliano Amato nel luglio del 1992.
Le opinioni sono discordi e quindi sul previsto rimborso al Tesoro di circa 665,3 milioni di euro che dovrebbe affluire nelle esauste casse statali. La cifra è però condizionata dall'incerto esito del contenzioso legale esistente. Pertanto, scrive la Corte dei Conti nella relazione sulla liquidazione dell'Efim, "si ritiene che vada usata prudenza nella valutazione delle indicazioni sulla stima del costo finale della liquidazione stessa". La Corte, esaminando i costi di gestione dell'Efim, evidenzia come essi "appaiano ancora elevati".

LA SPESA PER GLI IMMIGRATI

36. Flussi e riflussi
Al fine di realizzare un efficiente sistema di flussi migratori per motivi di lavoro verso l’Italia, è stato siglato un affidamento oneroso con Italia Lavoro s p.a. affinché creasse un modello per la gestione dei flussi migratori. Peccato che ad oggi l’unico flusso sia quello della spesa: secondo la denuncia della Corte dei Conti, non è stato prodotto alcun modello. Di più, nelle clausole del contratto si rileva l'assenza di un'analisi dei costi preventivati. In
pratica anche negli anni 2002 e 2003 la gestione dei flussi è stata effettuata "in via provvisoria, con provvedimenti che si sono limitati a confermare, in linea di massima, le quote previste negli anni precedenti in assenza di più approfondite valutazioni sulle effettive necessità del sistema economico e sulle reali possibilità di assicurare agli interessati adeguate misure di sostegno e integrazione". In più a pagamento!

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ANCHE IL MINISTERO DELLE DIFESA SPRECA
I bilanci della Difesa sotto tiro
Per il Ministero della Difesa i rilievi dell’Ispettorato Generale della Finanza riguardano: l'artificioso frazionamento dei contratti; l'omessa richiesta di penali per ritardi nella consegna dei lavori; il mancato ricorso alle Convenzioni Consip per acquisti di beni e servizi; carenza nella programmazione delle attività e conseguente lievitazione dei costi; l'artificioso frazionamento di contratti con conseguente eccessivo ricorso alla procedura in economia; irregolare inventario di beni mobili ed immobili; irregolarità di utilizzazione del fondo scorta; mancato rispetto della normativa sugli appalti ed i contratti pubblici; irregolarità, inadempienze e mancati aggiornamenti nella tenuta delle scritture inventariali degli immobili amministrati.

LO SPRECO PER L’OCCUPAZIONE AI GIOVANI

38. Giovani in bolletta
500.000 euro è la somma destinata dall’ultima legge finanziaria 2005 alla creazione di un non meglio specificato Fondo speciale per le politiche giovanili sul piano culturale. La somma in realtà è destinata al 70 per cento al finanziamento di un Forum nazionale dei giovani.

I COSTI UNIVERSITARI

39. Costosi concorsi universitari
Quanto hanno speso finora le Università per ingaggiare i docenti secondo le nuove modalità concorsuali? Si calcola quasi 63 mln di Euro in 4 anni, cioè più di 15 mln/anno. Cifra cospicua, soprattutto se si tiene conto del fatto che il 95% dei vincitori sono i "candidati locali", che potrebbero a questo punto essere chiamati direttamente dalle facoltà, senza troppi bizantinismi formali. Così secondo gli esperti i concorsi, nella gran parte dei casi, servono a legittimare una "sostanziale ope legis ad attivazione locale".

40. Corsi universitari per due studenti
Il ministero dell’università ha calcolato che centinaia di corsi di insegnamento universitari sono tenuti solo a uno o due studenti. La Commissione Tecnica per la spesa pubblica produsse nel 1995 uno studio, abbastanza complesso, per una valutazione del sistema universitario a cui agganciare i finanziamenti. Per risparmiare, recentemente è stata soppressa la Commissione che doveva produrre economie.

LE MACATE LIBERALIZZAZIONI ED I COSTI

41. Servizi protetti
Quanto costano al cittadino le mancate liberalizzazioni? C’è chi ha parlato di vera e propria tassa occulta che i cittadini nella veste di imprese di consumatori pagano per foraggiare le rendite di posizione che esistono in alcuni mercati. La risposta è: tra i 30 ed i 50 miliardi di euro. Una cifra enorme pari a ben otto riforme fiscali. Tuttavia questo è il solo effetto diretto e non considera le ricadute positive che l’apertura di quei mercati alla concorrenza avrebbe in termini di maggiore competitività per l’Italia. I settori la cui apertura produrrebbe maggiori vantaggi sono la telefonia fissa ed il
credito. Seguono commercio, autostrade, ferrovie, trasporto aereo e quello locale, l’energia elettrica ed il gas. Tutte voci che gravano nel budget delle famiglie italiane.

GLI SPRECHI ITALIANI NEL MONDO
42. Voli infiniti
Chissà, anche Italo Balbo attende da lassù lo scioglimento dell’ente Linee Aeree Transcontinentali (Lati), costola dell’Ala littoria, da lui fondato nel 1938 con lo scopo di collegare Roma oltre Atlantico. Ma l’ente è ancora in fase di liquidazione.

43. I soldi per l’Abissinia
Circa il 70 per cento del costo di un litro di benzina verde è costituito da accise ed imposte per spese quantomeno singolari: della guerra di Abissinia del 1935, per la crisi di Suez del 1956, ed altri disastri ecologici come il Vajont, l'alluvione di Firenze, il terremoto del Belice del 1968, del Friuli, dell’Irpinia. Per chiudere con i due centesimi per il rinnovo del contratto
degli autoferrotranvieri del 2004 e 2005. A parte quest’ultima finalità, dove diavolo andrà a finire il prelievo che gli automobilisti pagano ancora oggi per la Guerra d’Abissinia?

44. Transamazzonica
Tra Italia e Brasile ancora si discute di un terreno acquistato nel 1939 dalle linee aeree littorie per farne un aeroporto. Sequestrato dallo Stato sudamericano come bottino di guerra, l’Italia ne rivendica la proprietà. Spesa stimata del contenzioso di 48 anni: 2 milioni di euro attualizzati; valore del terreno: 50.000 euro.

LA CARTA DELLO STATO
45. Scartoffie
Sono 350mila i metri cubi di carta (1,2 milioni di risme) che lo Stato e gli Enti locali si trovano ogni anno a dover gestire per le pratiche burocratiche. Costo stimato: 3 milioni di euro.

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domenica, 25 febbraio 2007
La questione dell'immondizia è una questione, per chi vive al di sopra di un certo meridiano, semplice ordinaria amministrazione. Per altri, come me, è sinonimo di morte, di inquinamento, di scorie tossiche, di tumori, di chemioterapie, di inadempienze politiche, di omertà, di malavita.
Eppure anche se è sinonimo di tutte queste cose difficilmente riuscirei a spiegare come mai è così, e certamente non sono in grado di raccontare tutte le malefatte, tutte le coltellate affondate nel grembo della nostra madre terra qui in campania.

Per fortuna c'è un libro che ci racconta tutto questo, chiedetelo nella vostra libreria, è importante che si diffonda!

Scheda sintetica del libro
:

Titolo: Le vie infinite dei rifiuti. Il sistema campano
Autore: Alessandro Iacuelli
Prezzo: versione cartacea a partire da € 12,46; e-book € 1,33
Dati: 15.24cm x 22.86cm, 236 pagine
Anno: 2007
Editore: Altrenotizie.org / Lulu
ISBN: 978-1-84753-184-1
Sinossi e breve recensione del libro
“Le vie infinite dei rifiuti” è un’inchiesta giornalistica di Alessandro Iacuelli in cui si ricostruisce il
viaggio e lo smaltimento dei materiali tossici verso la Campania e le motivazioni concrete dell’ormai
cronica “emergenza rifiuti” della regione.
Il suo libro denuncia e racconta come oggi Napoli sia diventata un desolante paesaggio che agonizza
soffocato dalle esalazioni dei rifiuti urbani, e perché la Campania sta morendo avvelenata da materiali
tossici, dalla politica compiacente e dalla criminalità che la assedia.
Ciclicamente l’emergenza rifiuti in Campania torna a far parlare di sé non appena un qualcosa, anche
un episodio molto piccolo e apparentemente insignificante, interviene ad interrompere l’ormai oliato
sistema delle connivenze mafiose su cui gira da sempre una macchina illegale che lo Stato non riesce (o
non vuole riuscire) a sovvertire in alcun modo. Eppure, questa morsa di "monnezza" che opprime la
Campania potrebbe essere spazzata via. Basterebbe solo volerlo.
Perché, allora, non si vuole? Cosa c’è dietro un’inquietante immobilità della classe politica che
nonostante impegni gran parte del proprio tempo a raccogliere dati ed elementi sul problema, poi resta
colpevolmente silente quando si tratta di passare all'azione? E, soprattutto: chi guadagna montagne di
denaro sulla pelle delle persone?
Con una coraggiosa inchiesta giornalistica, Alessandro Iacuelli ha scavato nelle radici di questa
imbarazzante pagina della storia del nostro Paese ricostruendo nei dettagli il percorso che le ecomafie
hanno fatto in quindici anni per conquistare il “potere” sul territorio e garantirsi introiti stratosferici
attraverso traffici illegali che avvengono sotto gli occhi di tutti e senza che nessuno muova un dito per
fermarli. Soprattutto quelli che avrebbero il dovere di farlo. Perchè la soluzione - anzi, le soluzioni - ci
sono eccome. E Iacuelli non le tace, così come non manca di ricordare nomi, circostanze, luoghi e
omertà che inchiodano i responsabili di questo scempio davanti all’opinione pubblica senza possibilità
di sconti.
Un’inchiesta, dunque, che consente a chiunque di vedere lucidamente i contorni del problema ed
arrivare a capire qual è oggi il vero “oro di Napoli”. E poter guardare negli occhi gli autori di questa
vergogna senza alcun timore.
L'autore:
Alessandro Iacuelli è giornalista free lance. Attualmente fa parte della redazione della testata on-line
Altrenotizie (http://www.altrenotizie.org), per la quale ha curato tra l’altro, inchieste sull’emergenza
gas dell'inverno 2005/2006, sul nucleare in Italia e sui rifiuti tossici e le ecomafie in Italia meridionale.
Di origine napoletana e laureato in Fisica, da anni si sta occupando a tempo pieno della particolare
“emergenza” che vive la Campania da quasi 15 anni, tornando a seguire la “sua” terra, il
commissariamento straordinario dei rifiuti, le attività ecomafiose legate alla presenza camorristica e
l’aspetto sanitario che sta provocando un aumento dei casi di cancro nella regione.
Per ulteriori informazioni e contatti
http://rifiuti.alessandroiacuelli.net
giovedì, 08 febbraio 2007
Di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

«Dobbiamo tagliare», diceva Berlusconi. E le spese di funzionamento di Palazzo Chigi sono passate in pochi anni, nei «suoi» bilanci, da 214 a 302 milioni di euro. Fino a toccare nel 2006, secondo i conti ulivisti (ma la responsabilità va divisa: metà alla destra, metà alla sinistra) i 373 milioni.

«Dobbiamo tagliare», dice Romano Prodi. Ma per le stesse spese prevede di tirar fuori nel 2007, nella «sua» Finanziaria, 17 milioni in più. Fino ad arrivare a 391. Pari a 757 miliardi di lire.

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lunedì, 01 gennaio 2007
Da qualche parte in italia è stato inaugurato "largo Craxi". Io se ci vivessi andrei prontamente a sostituire "rg" con "dr" a suon di pennellate, non so come si regolerà chi ha questa sfortuna.
Prodi interrogato parla di un "grande statista", ancora quella febbre cinese? o magari i postumi di una sbronza?
No, la sbronza faceva straparlare quell'altro, quello mafioso e nano... e amico di Craxi, guarda un pò le coincidenze.
Un pò di memoria, non farebbe male.
Corruzione, magna magna, tangentopoli, lottizzazione della tv e amicizie con gente del calibro di Gelli o del già citato portatore nano di demenza alle masse, per me sono un buon motivo per spedire una persona in galera (ovviamente non per le amicizie, che comunque caratterizzano non poco il personaggio); per Craxi, la convinzione che qualche magistrato fosse d'accordo con me fu un buon motivo per spedire se stesso ad Hammamet, Tunisia, dove, post mortem, un riconoscente governo locale gli ha intitolato una strada.

E' preoccupante vedere che chi ci governa da persona "seria e onesta" prende posizione in difesa di chi tributa al più famoso dei ladri di stato un tale onore, preoccupante che lo consideri un fulgido esempio da seguire. Estremamente preoccupante che lo si continuerà a votare per scansare il "poco-peggio".

Qualcuno, però di questa situazione comincia ad esserne francamente stufo...