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Nigeria, triple Hail to the rebels! giovedì, 21 dicembre 2006..... Petizione contro i condannati in parlamento mercoledì, 20 dicembre 2006..... Darfur oscurato mercoledì, 20 dicembre 2006..... Ordinaria repressione: Silenziare gli innocenti sabato, 02 dicembre 2006..... Censura di polizia sabato, 02 dicembre 2006.....
 
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"Fatti non foste a viver come bruti"
Dante

"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario"
G.Orwell


"Quello che accade, accade non tanto perché una minoranza vuole che accada, quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini ha rinunciato alle sue responsabilità e ha lasciato che le cose accadessero"
Antonio Gramsci

"La legge e' uguale per tutti, e io sono un po piu' uguale degli altri"
Silvio Berlusconi, durante il processo sme

"tutti gli animali sono uguali e i maiali sono più uguali di tutti"
George Orwell

"Da grandi poteri derivano grandi responsabilità"
Peter Parker

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti,descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l' unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".
Joseph Pulitzer

"Quando ero bambino, ragazzo, credevo in Dio. Adesso so"
Carl Gustav Jung

"La sabbia è oro per chi non sa"
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"Uno stato che organizza un esercito diventa aguzzino di se stesso"
Josè Figueres

"il bello della guerra è che ogni capo degli assassini fa benedire le proprie bandiere e invoca solennemente Dio prima di dedicarsi a sterminare il prossimo"
Voltaire


"Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i dirittid'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa."
Licio Gelli, Repubblica,
28/09/2003

"Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente"
G.Orwell

"una sola isoletta (l'inghilterra) oggi tiene il mondo in catene. Se un'intera nazione di 300 milioni di abitanti si desse a uno sfruttamento economico di questo tipo, spoglierebbe il mondo come uno sciame di locuste"
Mohandas Ghandi, 1928

"Occhio per occhio lascia tutti ciechi"
Dr Martin Luher King

"tra tutte le cose vili che ci sono sulla Terra, Nessuna è vile come il denaro"
Antigone, Sofocle, 441 a.C.

"la speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà"
Tacito

"Affermare che il sistema finanziario è impazzito è inesatto. La reale situazione supera questa descrizione, e sarebbe riduttivo credere che nessuno coinvolto in questo processo guardi a fondo in quello che stannofacendo e semplicemente scoppi a ridere dell'innata follia del processo"
Michael Rowbotham

"Le corporation al giorno d'oggi controllano le nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo,cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo.
Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia e dalla loro ideologia. E, alla stregua della chiesa e della monarchia in epoche passate, si ergono infallibili e onnipotenti, autocelebrandosi attraverso edifici imponenti e raffiniati apparati simbolici.
Le corporation esercitano un'influenza sempre più estesa sulle decisioni delle autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un tempo saldamente in mano pubblica."
Joel Bakan,
"the corporation"
Fandango editore

"Il fascismo dovrebbe essere definito più propriamente corporativismo, visto che rappresenta la fusione del potere statale e imprenditoriale"
Benito Mussolini.

"L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo."
Pier Paolo Pasolini

"Ma coe fa la gente a guardare questi che tutto il giorno dicono stupidaggini?"
Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, a proposito de Il grande fratello
13 ottobre2004

"Un po' di lavoro, un po' di consumo, un po' di famiglia, un po' di sesso, un po' di calcio, un po' di tv e la vita passa senza fare domande."
(Umberto Galimberti)

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La democrazia del grande fratello
NOAM CHOMSKY

Antimanuale di economia
BERNARD MARIS
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giovedì, 21 dicembre 2006
ribelle nigeriano anti-shellIn Nigeria, le bande di guerriglieri si scontrano da anni con le compagnie petrolifere; la stampa riferisce quasi puntigliosamente, anche se non in prima pagina, la cronaca di questa dura lotta, per quanto gli articoli siano spesso obiettivi, i titoli rasentano il catastrofico: "Ultimatum in nigeria: li uccidiamo", "Nigeria, serie di attacchi agli impianti petroliferi","Nigeria, attacco a postazione agip" e via dicendo.
Tuttavia queste cronache a volte anche puntigliose nel riferire i dettagli non consentono in alcun modo di ricavarne un quadro generale della situazione.

Di recente è avvenuto il rapimento di 3 tecnici italiani dell'agip, sui titoli si parla solo della minaccia di morte che sarebbe giunta dai rapitori. Le notizie invece fanno capire che da parte dei rapitori non ci sono state minacce: "pagateci E li ammazzeremo, se li volete indietro facciamo uno scambio di prigionieri" ecco cosa hanno detto.

E' una risposta ironica, chiara e lapidaria, quello che vogliono non sono i soldi, anche per un bambino è ovvio che non hanno la minima intenzione di uccidere gli ostaggi per ora. Perchè una risposta così secca e decisa? Non vogliono essere scambiati per alcuni di quei tanti, troppi che della pirateria e del rapimento hanno fatto una fonte di sostentamento. Ecco tutto.

La figura di questi guerriglieri è piuttosto atipica, tutto sommato. Parliamo ora di contro chi combattono, del contesto.
Secondo Human Rights Watch, nel rapporto "The Niger Delta: No Democratic Dividend", che cito testualmente: "troppo spesso le fuoriuscite d'olio distruggono terra coltivabile, o aree di pesca con assai scarsi tentativi di rimediare; le forze di sicurezza statale in forze agli impianti shell continuano a tormentare indiscriminatamente la gente; e i benefici dell'industria petrolifera sono ancora incanalati verso una ristretta elite".
A questi problemi non sono estranei tuttavia i corrotti politici della nigeria (che si trova al 138° posto nella classifica mondiale di percezione della corruzione, con 2,3 punti su 10, l'Italia, per paragone, è al 45° con 4,9), che non hanno minimamente investito in una conversione dell'economia verso campi diversi dal petrolio che rappresenta il 95% delle esportazioni e il 65% delle entrate statali, in uno stato in cui abita approssimativamente un quinto della popolazione dell'Africa intera ossia 133 milioni di abitanti, al nono posto nella classifica delle nazioni più popolate.

Le multinazionali petrolifere hanno invaso la loro terra, inquinato il loro ambiente e tramite le milizie fornite dallo stato nigeriano anche "tormentato la popolazione". Loro sono insorti e chiedono un'equa distribuzione dei profitti di quell'oro nero che si estrae dalle loro terre.
Non so voi, ma io tifo per loro, per quei ribelli.
mercoledì, 20 dicembre 2006

Al Presidente del Senato, On. Franco Marini

Al Presidente della Camera del Deputati, On. Fausto Bertinotti

Illustri Presidenti,
alcuni parlamentari pur con sentenze definitive sono tutt’ora rappresentanti del popolo italiano. Organi di stampa e forze politiche hanno denunciato questa inaccettabile condizione. Esperti giuristi hanno sollevato eccezioni dall'una e dall'altra parte. La voce del popolo italiano si è voluta far sentire, pur nel rispetto dei principi garanti della Costituzione, per protestare contro un principio infranto. Quello della legge uguale per tutti. Ma non lo è se un comune cittadino colpito da una sentenza definitiva non può che rispettare le sentenze e le conseguenze di esse, mentre un parlamentare della Repubblica può invocare i regolamenti parlamentari per sfuggirle.

La nostra Costituzione, è vero, non dice che chi ha subito condanne definitive non può stare in Parlamento. Ma solo perché i nostri Padri costituenti hanno posto la giustizia e certezza del diritto a principio ispiratore non di un articolo ma della Carta stessa.

Chiediamo pertanto la decadenza del mandato dei parlamentari con sentenze definitive a far data dal pronunciamento delle medesime con restituzione all'erario delle somme fin qui percepite.

Chiediamo che i rappresentanti del popolo siano persone al di sopra di ogni pregiudizio penale fedeli ai principi e ai valori della Costituzione e auspichiamo che le Istituzioni garanti del nostro Paese siano custodi supremi della volontà popolare.

I cittadini di Comincialitalia

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postato da: paskal007r alle ore 21:53 | Permalink | commenti
categoria:corruzione, passaparola, agire, senza pudore, dura a morire
mercoledì, 20 dicembre 2006
Preghiamo di prestare massima attenzione e di dare massima diffusione al seguente comunicato.
In particolare, invitiamo le associazioni per i diritti umani a sottoscriverne il testo, segnalandoci la loro adesione all'indirizzo itablogsfordarfur@savetherabbit.net .
Grazie,
Cordiali saluti.
 
ITALIAN BLOGS FOR DARFUR
Movimento per la promozione dei diritti umani in Darfur
http://itablogs4darfur.blogspot.com
http://www.savetherabbit.net/darfur
 
 

 

COMUNICATO DEL 17/12/2006

 

 

In occasione del recente aumento del canone RAI, fissato per l’anno 2007, ci sentiamo in obbligo di domandare una migliore qualità dell'informazione e maggiore attenzione a temi quali lo stato dei diritti umani nel mondo e, in particolare, nel Darfur, il cui conflitto dura inosservato da tre anni e spegne ogni giorno la vita di centinaia di civili.

Chiediamo di svegliare le coscienze dal torpore dell’indifferenza, di volgere lo sguardo verso gli uomini e le donne che ogni giorno lottano per la sopravvivenza, ascoltare il grido che dal basso tenta di raggiungere i vertici dell’informazione televisiva per costringerli con il nostro potere contrattuale, che ci deriva dall’essere i “consumatori” dell’informazione, a promuovere servizi e approfondimenti sulle grandi crisi umanitarie come quelle del Darfur. Alimentando una maggiore coscienza del genocidio in atto nel Darfur, si può infatti sperare che il Governo Italiano si impegni maggiormente a livello internazionale per fermare le ingiustizie e le atrocità che si stanno compiendo nella regione.

Non c’è niente- di lecito – che possa fermare uomini e donne assetati di conoscenza, ma molti – troppi- sono gli interessi in gioco e in tanti premono affinché il consumatore non sia posto nelle condizioni di fare domande. Chi sa e vuole sapere ancora di più è, infatti, il meno controllabile e il meno gestibile dei cittadini.

Abbiamo una grande arma pronta a sparare: il telecomando.

Allora svegliamoci dal sonno della coscienza, rendiamo liberi i produttori dell’informazione dalla schiavitù del mercato e dalla banalità dello share, comprensibile ma non giustificabile dinanzi a temi d’universale portata per i privati ma inconcepibile per una televisione che si dichiara pubblica e al servizio dei cittadini.
sabato, 02 dicembre 2006
3 ragazzi distribuiscono volantini con la sentenza del processo Andreotti. Portati in questura e indagati. Segue il racconto di Claudio, uno dei 3.
 
In Italia – ed invero in gran parte dell'Occidente che si fregia di essere civiltà illuminata – la libertà di espressione sussiste soltanto previa autorizzazione. Dire la propria è lecito solo se viene accordato il permesso dall'alto. Insomma, c'è sì libertà di pensiero, ma basta che te lo tieni per te. Questa non è democrazia: è cripto-dittatura camuffata.
Ieri io, Fulvio ed Ambra, tre semplici cittadini qualunque, lo abbiamo constatato sulla nostra pelle.

Venuti a conoscenza che il 27 novembre Giulio Andreotti avrebbe presentato un libro all'Università Lumsa di Roma, avevamo deciso di organizzare un sit-in di protesta ed informazione contro il Disonorevole Prescritto a Vita - per l'occasione abbiamo anche aperto un blog al fine di raccogliere documentazione, articoli e materiale vario sul Senatore. L'idea era quella di distribuire davanti alla sede della conferenza copie della sentenza emessa dal tribunale di Palermo il 2 maggio 2003 che certifica i rapporti tra Andreotti e Cosa Nostra intercorsi fino al 1980.

leggi tutto>>
sabato, 02 dicembre 2006
Segnalo con dolore un palese caso di abuso di potere, da parte del servizio d'ordine del palalottomatica di Roma.

Ecco il comunicato di un gruppo di tifosi che erano andati lì per fare quello che avevano fatto in ogni altro stadio d'italia, esporre uno striscione invocante verità e giustizia per Federico Aldrovandi.

COMUNICATO:
Ci troviamo a scrivere questo comunicato dopo aver
rinunciato a seguire la partita della nostra squadra, la
Pallacanestro Treviso, nonostante il gruppo si fosse recato
in trasferta come consuetudine per seguire, incitare ed
onorare i nostri colori.
Dopo aver percorso i 600 km che ci dividono dal
Palalottomatica di Roma, le forze dell' ordine responsabili
del servizio di sicurezza ci vietavano di introdurre
all' interno del palazzo lo striscione "verità e
giustizia per Aldro", striscione che esponiamo
puntualmente sia in casa che in trasferta.
"Non ha nessuna relazione con una partita di basket"
la motivazione che ci siamo sentiti dare e le nostre
proteste che ricordavano che il contenuto dello striscione
non avesse nulla di offensivo ne volesse lanciare nessun
messaggio politico non ha smosso il "solerte" sevizio
d'ordine.
A quel punto, vista l'inconsueta situazione, i funzionari
di polizia hanno ben pensato di schedarci per, citando
testualmente, "tutelarsi" (da chi??da cosa??)
Automatica è stata la nostra decisione di non piegarsi a
quello che abbiamo da subito considerato un inconcepibile
sopruso e di tornare a casa senza assistere alla partita per
dimostrare che la nostra lotta per la verità nel caso
Aldrovandi e, in generale, la libertà delle nostre idee
non possono essere calpestate da chi abusa di un distintivo.
Prima di ripartire, per dimostrare che coerenza e
mentalità sono per noi ultras leggi inviolabili, siamo
voluti entrare per intonare  un solo ed unico coro:
LIBERTA'PER GLI ULTRAS
postato da: paskal007r alle ore 11:54 | Permalink | commenti (2)
categoria:controinformazione, passaparola, violenza di stato, senza pudore