martedì, 26 settembre 2006
26 settembre 2006
Lanzillotta stop
Ecco il testo dell'appello firmato da molte reti e associazioni contro il disegno di legge che porta il nome della ministra Lanzillotta (ma firmato anche da Prodi e Bersani) per la liberalizzazione di tutti i servizi pubblici (tranne l'aqcua, dice il testo). Chi volesse leggere la legge può trovarla sul sito del Senato: è la numero 772.
Siamo associazioni e reti di movimento, organizzazioni sindacali e politiche, territoriali e nazionali. In questi anni abbiamo contribuito a costruire vertenze, mobilitazioni e proposte per una nuova idea dello spazio pubblico che avesse al centro la definizione e la salvaguardia dei beni comuni e dei servizi pubblici, come fondamento del contratto sociale e come base della democrazia partecipativa.
Abbiamo contrastato le politiche liberiste volte, dentro una logica di svalorizzazione della gestione pubblica, a consegnare ai privati e ai mercati finanziari beni primari come l'acqua e l'energia e beni sociali come l'insieme dei servizi pubblici locali. Abbiamo contrastato l'idea che il mercato sia l'unico regolatore della società, opponendoci all'accordo Gats dentro l'Organizzazione Mondiale del Commercio e alla direttiva Bolkestein dell'Unione Europea.
Abbiamo chiesto a gran voce e in tutte le sedi che fosse collettivamente definito lo spazio dell'interesse generale e dei diritti sociali -beni comuni e servizi pubblici- come indisponibile alle logiche di mercato, essendo l'efficacia sociale la sua unica ragion d'essere.
Riteniamo i servizi pubblici locali il luogo deputato all'esercizio della democrazia e della partecipazione da parte delle comunità locali che si definiscono tali proprio per la condivisione di beni e servizi all'interno di un comune territorio.
Abbiamo preso atto positivamente di come il programma di governo dell'Unione abbia deciso di "mantenere in mano pubblica proprietà e gestione dell'acqua", ma riteniamo che quanto scritto a proposito dell'acqua abbia una valenza più generale e debba coinvolgere l'insieme dei beni comuni e dei servizi pubblici che rendono esigibili i diritti fondamentali dei cittadini.
Del resto, venti e più anni di politiche liberiste hanno dimostrato di non mantenere quanto dichiarato dai loro sostenitori : le liberalizzazioni e le privatizzazioni hanno comportato dovunque peggioramento delle condizioni di lavoro, aumento delle tariffe, diminuzione della qualità dei servizi. Oltre a un depauperamento delle conoscenze acquisite in anni di gestioni pubbliche e ad uno svuotamento del controllo democratico e della partecipazione sociale.
Crediamo che sull'intera questione, così come sta avvenendo in Europa, debba essere aperta una grande e articolata discussione nel Paese, mettendo in pratica percorsi di partecipazione a tutti i livelli, locali e generali, dando voce all'intelligenza sociale che in questi anni di protagonismo e di emersione dei movimenti ha prodotto proposte ed esperienze alternative e praticabili.
Non va in questa direzione il DDL 772 (meglio conosciuto come "Lanzillotta"), approvato al Consiglio dei Ministri il 30 giugno e già presentato al Senato, perché apre al mercato lo spazio dei servizi pubblici locali, settori strategici per il benessere e la stessa economia delle comunità locali. Inoltre, prevedendo l'obbligo di messa in gara di tutti i servizi pubblici locali, ad eccezione del servizio idrico integrato, determina le condizioni per una preoccupante diminuzione dello spazio pubblico che pregiudica fondamentali diritti sociali e svilisce il ruolo, l'autonomia e il pieno esercizio della funzione pubblica degli Enti e delle comunità locali.
Non è un caso che su questo aspetto anche l'ANCI esprima severe critiche e proponga sostanziali modifiche. Lo consideriamo negativo nel metodo, perché tenta di risolvere solo dentro percorsi istituzionali un tema che riguarda l'insieme della società e che avrebbe bisogno per essere definito di un grande percorso di partecipazione sociale.
Percepiamo oltretutto una certa fretta nel volerlo portare ad approvazione, con il concreto pericolo che venga addirittura inserito come allegato alla Legge Finanziaria.
Chiediamo con forza e determinazione, al Governo e alle forze politiche che lo compongono di desistere, se mai vi sia, da una simile intenzione. Chiediamo che la discussione del DDL 772 sia sospesa nel suo specifico e che invece si apra un percorso aperto di discussione pubblica e partecipata sulla definizione dei beni comuni e dei servizi pubblici, sul governo pubblico e partecipativo della loro gestione a partire dal coinvolgimento delle comunità e degli Enti Locali, delle organizzazioni sindacali, delle realtà associative e di partecipazione sociale.
Un percorso nuovo, aperto, democratico, senza scorciatoie. Un altro mondo. Che è possibile.
Arci, Attac Italia, Comitato Italiano per il Contratto Mondiale per l'Acqua, Carta, Cnl, Cns Ecologia Politica, Confederazione Cobas, Crbm, Cub, Fiom Cgil, Forum Ambientalista, Forum Difesa Salute, Forum per la democrazia costituzionale europea, Flc Cgil, Fp Cgil, Lila Cedius, Medicina Democratica, Punto Rosso, Quale Stato, Rete Lilliput, Sincobas, Sult, Transform! Italia,Unione Inquilini, Partito Umanista, Partito della Rifondazione Comunista, Abruzzo Social Forum, Accadueò Pesaro Urbino, Acquaincomune Palermo, Arci Trasimeno, Associazione Priscilla Napoli, Blackberry di Tim, Cantieri Sociali Molise, Centro Culturale La Pietra Vivente Massa, Circolo Ferrovieri "Spartaco Cavagnini" Firenze, Comitato Civico Difesa Diritto Acqua Nola, Comitato Civico No!Acquasalata, Comitato per la pace Rachel Corrie Genova, Comitato territoriale novarese acqua, Cooperativa sociale Dedalus, Coordinamento Bergamasco Stop Bolkestein, Coordinamento Lombardo Nord Sud, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Coordinamento Torinese contro la direttiva Bolkestein e il Wto, Fiom Genova, Firenze Social Forum, Forum Sociale Ponente Genovese, Lupus in Fabula Marche, Proutist Universal, Punto Rosso Jesi, Rete Lilliput Messina, Rete Lilliput Ragusa, Rete Toscan per l'Acqua, RossoVerde, Senzaconfine Roma, Stop Bolkestein Sicilia, Sud Pontino Social Forum, Tavolo Marchigiano Fermiamo il Wto, Un' Altra Lombardia, Venezia Social Forum, Valpolcevera Social Forum.
lunedì, 25 settembre 2006
Ho messo a posto il problemuccio che rendeva il blog illeggibile a chi usa Internet Explorer....
Manco a farlo apposta...
Era il banner per installare firefox di google toolbar!
lunedì, 25 settembre 2006
Ennesimo scandalo-intercettazioni, no, non mi riferisco al fatto che degli insider della telecom e altri "insospettabili" abbiano intercettato illegalmente le comunicazioni di quasi tutta l'elite italica.
Lo scandalo è che qualcuno, ossia il centrodestra in inciuciato accordo col centrosinistra, voglia cancellarle, distruggerle.
Parliamoci chiaro, in quelle intercettazioni ci sarebbe la chiave per una nuova tangentopoli e tutti, dal primo all'ultimo, eccetto sua santità Di Pietro che in questo momento si è guadagnato un altarino in camera mia, hanno una paura fottuta che si possano anche solo diffondere tra i magistrati le informazioni contenute in quei nastri.
Non è nemmeno necessario usarle come prove, ai magistrati basterebbe ascoltarle per sapere dove procurarsi poi prove valide.
Questo lo sanno i corrotti e lo sa anche il Di Pietro che ha evitato di scoprirsi, strategia molto astuta per quanto disperata; se avesse proposto direttamente "vediamo il marcio" lo avrebbero linciato come "solito giustizialista forcaiolo".
Sinceramente, voglio essere un giustizialista forcaiolo!
Vediamo quei nastri, sentiamo un pò cosa ci nascondono i politici.
Illegale? sicuramente.
Giusto? ALTRETTANTO.
venerdì, 22 settembre 2006
Esattamente un anno fa, il 25 settembre 2005, veniva ucciso in un bagno di sangue Federico Aldrovandi, diciottenne, morto nelle mani delle "forze dell'ordine", costato allo stato la rottura di 2 manganelli.
Morì rincasando, a piedi, dopo una serata fuori casa; alle otto di mattina del giorno dopo sua madre lo chiama più di una volta, gli manda SMS, ma nulla, non ottiene risposta.
Poi, chiamando quel cellulare col numero del padre (che era memorizzato col solo nome di battesimo, "Lino", nella rubrica), finalmente una risposta; la voce chiese chi era a telefono, di descrivere Federico(!) e si qualificò solo alla fine come un agente di polizia.
Disse che il cellulare era stato ritrovato su una panchina e che stavano facendo accertamenti, quindi ha riattaccato, sbrigativamente.
Passano tre ore in cui il centralino della questura viene tartassato di domande, assieme agli ospedali della zona e gli amici di Federico.
La polizia ha avvertito i genitori di Federico solo alle 11, quando il corpo era già stato rimosso.
Il decesso è avvenuto alle sei, cinque ore prima.
Dopo cominciarono le storie, così tante e così diverse che sarebbero la gioia di ogni scrittore. Dissero che un abitante della zona aveva chiamato lamentandosi di delle urla e che arrivati sul posto lo avevano trovato intento a sbattersi la testa contro i muri(!). Dissero che aveva resistito all'arresto, che era addirittura salito sulla macchina della polizia in piedi. Dissero che era drogato, un tossico e autolesionista. Dissero anche che era ancora vivo quando sono arrivati i medici, che addirittura si erano opposti all'idea di togliergli le manette. Dissero che era morto per un malore. Dissero che era morto di overdose. Dissero che non era morto per le percosse, anzi, le percosse non c'erano nemmeno state.
Dissero una valanga di menzogne.
I medici invece hanno raccontato una storia diversa, più precisa, ricca di dettagli: hanno riferito che Federico aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo, segni neri ai polsi, lasciati dalle manette. L'ambulanza all'arrivo l'ha trovato già cadavere.
I fatti lasciano poco spazio, in verità, a divagazioni fantastiche.
Riassumiamone alcuni: ci sono 2 manganelli rotti, evidenti e numerosi segni di percosse, i segni delle manette ai polsi del cadavere, 4 agenti della polizia sono stati curati nel vicino Ospedale S.Anna, l'auto contro cui si sarebbe ferito Federico è stata riparata e ripulita prima ancora che venissero effettuati accertamenti, non sono state sequestrate le armi del delitto (i manganelli), in una registrazione di una comunicazione tra i poliziotti e la questura gli agenti hanno dichiarato di averlo "pestato di brutto" e altre amenità, sono state fatte false attestazioni nei verbali, i legali e la madre della vittima sono inoltre stati indagati e denunciati disciplinarmente(!!!), tessuti del cadavere prelevati come campioni e classificati come reperti non sono stati conservati e sono stati usati solo per esami estremamente limitati, infine troviamo il ferreo silenzio degli indagati davanti al pm.
E' una valanga di fatti che delineano da soli una storia completamente diversa da quella che raccontano le forze dell'ordine ai giornali.
La storia di una verità palese ma negata, di un'impunità di casta che dopo l'insabbiamento delle indagini sulle violenze del G8 sembra destinata a diventare la nuova regola portando le forze che avrebbero dovuto garantire la legge al di là della legge stessa.
Tutto questo è inaccettabile in quella che dovrebbe essere una democrazia, è inaccettabile di fronte all'umanità e ai valori di giustizia che la nostra costituzione e la dichiarazione universale dei diritti umani rappresentano, è inaccettabile per chi ritiene di vivere in uno stato civile, per chi ritiene di essere protetto e non minacciato dalle forze dell'ordine, in definitiva è inaccettabile per ogni cittadino che con le sue tasse paga l'esistenza e le armi di chi ha ucciso Federico e che potrebbe in qualsiasi momento essere al posto della vittima.
venerdì, 22 settembre 2006
L'Oms 'riabilita' il Ddt come strumento efficace per contrastare, soprattutto nei Paesi africani, la dilagante piaga della malaria. Dopo 30 anni di divieto del suo uso perche' ritenuto dannoso per l'ambiente e la salute dell'uomo, l'Oms ha infatti rivisto le sue strategie di lotta alla malaria, affermando che se 'ben usato' il Ddt non e' un rischio. Per l'organizzazione, il pesticida andrebbe usato accanto a zanzariere e medicinali ad hoc come strumento per combattere la malaria.
L’Oms ha dichiarato che non ci sarebbero rischi per la salute umana e che il pesticida dovrebbe comparire accanto alle zanzariere e ai medicinali come strumento di lotta alla malaria, malattia che uccide ogni anno oltre un milione di persone.
«Prove scientifiche sono alla base di tale revisione», ha detto il vice direttore generale dell’Oms per l’Hiv/Aids, Tubercolosi e Malaria, Anarfi Asamoa-Baah. «L’uso del pesticida in ambienti chiusi è utile a ridurre in tempi rapidi il numero delle infezioni causate dalle zanzare portatrici di malaria - ha aggiunto Anarfi Asamoa-Baah - è stato dimostrato che risulta efficace tanto quanto gli altri mezzi di prevenzione della malaria e il Ddt non presenta rischi alla salute se usato correttamente".
Siccome non mi voglio dilungare sulla nascita dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (sottorganizzazione ONU...e ho detto già molto) e nemmeno su i suoi interessi economici, mi limito ad elencare qualche opinione negativa al Ddt:
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Esiste un'accurata documentazione sugli effetti disastrosi dell'uso del DDT.
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In alcuni paesi africani la reintroduzione del DDT è sostenuta da interessi politici, e rischia di essere controllata solo dal business.
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Le zanzare non ricercano il loro pasto nelle case, ma in luoghi esterni paludosi, tra cespugli o nelle foreste attorno alle case
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L'uso persistente di DDT induce fenomeni di resistenza negli insetti; cosa si farà dopo che le zanzare saranno resistenti a questo insetticida?
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Una volta che l'uso del DDT sarà nuovamente interrotto, risorgeranno i casi di malaria
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L'uso del DDT rovinerà l'economia dei paesi africani:l'Europa e altri mercati occidentali, che sono i maggiori destinatari dei prodotti agricoli, posseggono norme severe in materia di sicurezza alimentare. Inoltre nè la Banca Mondiale nè l'Oms finanziano la diffusione dell'insetticita; ciò vuol dire che la sua spesa graverà ulteriormente sull'immenso debito pubblico di tali paesi.
Questa storia del Ddt mi sembra, per paradosso, paragonabile alla vicenda Telecom-Tim: prima era vantaggiosa la fusione, ora conviene la scissione; prima si vieta il Ddt, poi ritorna ad essere uno strumento vincente per salvare milioni di vite. Quante idee contrastanti tutte nello stesso momento.
( http://utopiareale.blogspot.com/2006/09/ritorno-al-ddt-come-per-magia-ora-va.html#links )
mercoledì, 20 settembre 2006
Riposto un vecchio pezzo, che non è certo da buttare nel dimenticatoio, a vantaggio dei nuovi venuti.
Teleserata italiana, il nulla assoluto, ancora due ore mi separano dallo show di Paolini (imperdibile, raitre di giovedì seconda/terza serata)... mentre guardo il fuoco che brucia mi torna in mente un intelligente film con Sordi "finchè c'è guerra c'è speranza", m'interrompe uno spot di un film di Steven Segalle. Penso alla differenza tra i due film: Sordi interpreta un commesso viaggiatore che per dare una migliore vita alla propria famiglia arriva a diventare un trafficante d'armi, che pur di vendere arriva a corrompere parlamenti interi perchè votino per la guerra, ed a vendere caccia ad un esercito per poi vendere ai ribelli relativi le armi con cui abbatterli, si difende dicendo che nel momento in cui vende l'arma questa è solo un'oggetto, che non ha responsabilità di come verrà usata, film intelligente per il modo in cui tale personaggio verrà messo a confronto con le sue contraddizioni e con la società; Steven Segalle invece è solo il solito, tosto poliziotto con grossa pistola che ammazza montagne di criminali senza il minimo rimorso, dimostrerà di essere lui il più duro dei duri cadavere su cadavere.
Due ottiche diametralmente opposte per un'unico argomento: le armi.
Argomento scottante, questo è indubbio, scottante quanto glissato dai media ufficiali...
"L'Italia, dal 1945 ad oggi, si è annualmente piazzata tra i primi dieci produttori di armamenti nel mondo; sono italiani i presidenti delle più importanti realtà armiere europee; un sostegno incondizionato all'industria non proviene da una sola fazione politica, ma coinvolge quasi tutto l'arco parlamentare; e, in epoca di grandi privatizzazioni, la massima parte della produzione di armamenti rimane, per il tramite di Finmeccanica, saldamente sotto il controllo dello Stato"(Armi d'Italia - Protagonisti e ombre di un made in Italy di successo; Riccardo Bagnato, Benedetta Verrini.)
Si badi non sono necessariamente armi da guerra, anche semplici armi leggere, che per essere esportate necessitano solo del permesso del locale posto di polizia.
"Nel luglio 2001 il Segretario Generale dell’O.N.U. Kofhi Annan, ha definito le armi leggere e di piccolo calibro, “armi di distruzione di massa”.
L’Italia è il terzo Paese produttore mondiale di armi leggere."(http://www.beati.org/documenti/2003/0002.htm).
Innumerevoli casi di cronaca vengono spesso strumentalizzati da individui inspiegabilmente connessi alla politica quali Calderoli, per caldeggiare oltre alla riduzione dei controlli sulle armi l'istituzione di taglie per i criminali, misure utilissime, la cui perfetta applicazione possiamo ammirare negli USA armi sancite come diritto costituzionale, taglie come istituzione secolare e soprattutto una criminalità a tassi stratosferici, specie per quello che riguarda i crimini violenti.
La folle teoria è che il cittadino armato è in grado di difendersi da solo, ma è un'emerita falsità che solo un bambino può prendere per buona: è ovvio che nessuna pistola può fare da scudo; le armi si possono usare solo per attaccare, per uccidere o ferire, non per fermare un aggressione, il che significa "non per difendersi". Un giubbotto antiproiettile è una difesa, un fucile è un'arma! E se il cittadino onesto è in grado di procurarsi una pistola inevitabilmente il criminale si procura un mitra. E se il cittadino si deve difendere da solo significa che lo stato non solo non è lì a difenderlo ma anche che in quel momento e in quel luogo lo stato NON ESISTE, significa che si degenera alla legge del più forte.
Quanto alle armi da guerra invece la situazione è assolutamente priva di senso, perchè?
Perchè COSTANO, gente, tutti voi con le vostre tasse pagate cifre esorbitanti per il solo mantenimento degli armamenti italiani. Eppure l'italia ripudia la guerra. Ma non temete siete in buona compagnia:
"Ogni anno in Africa, Asia, Medio Oriente e America latina si spendono in media 22 miliardi di dollari per l'acquisto di armi, somma che avrebbe permesso a questi paesi di ridurre la mortalità infantile e materna (cifra stimata: 12 miliardi di dollari l'anno) ed eliminare l'analfabetismo (cifra stimata: 10 miliardi di dollari l'anno). Il totale delle spese militari mondiali in un anno è di 956 miliardi di dollari, mentre la spesa complessiva (in 11 anni!!) per raggiungere gli obiettivi del millennio per lo sviluppo sarebbe di 760 miliardi.... si raggiungerebbero spendendo solo il 10% in meno in spese militari all'anno.[...]In tutta la regione [l'Asia] oltre il 50% delle armi viene venduto dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU mentre... solo 8 miliardi di dollari sono inviati in queste zone come aiuti ufficiali allo sviluppo. L’Asia è al secondo posto, dopo il Medio Oriente, come maggiore acquirente di armi convenzionali, secondo fonti del Dipartimento di Stato americano nel biennio 1990-2000 la regione ha comprato armi per un valore di 130 miliardi di dollari.
[...]
Nel 2003 le spese militari mondiali sono cresciute, in termini reali, dell’11%: un tasso di incremento quasi doppio rispetto al comunque già notevole 6,5% registrato nel 2002. Prendendo a riferimento l’ultimo biennio si arriva ad un aumento del 18% che fa lievitare il valore complessivo dei fondi assegnati all’ambito militare fino a 956 miliardi di dollari (correnti).
[...]
i Paesi sviluppati sono responsabili di circa il 75% di tutte le spese militari, a fronte di una popolazione che raggiunge solamente il 16% di quella mondiale."(disarmo.org)
Una montagna di quattrini spesa in cosa? in Morte.
Costa Rica, 1948, "Josè Figueres, l'allora presidente, smantellò l'esercito. I fondi per la difesa furono assegnati all'istruzione e alla sanità. Le banche, le assicurazioni, tutti i servizi di pubblica utilità e le ferrovie furono statalizzati. Furono introdotti una tassa sulla ricchezza e un sistema di sicurezza sociale. Fu concesso il diritto di voto alle donne e agli immigrati dai caraibi.[...] Gli Stati Uniti cercarono di cacciare Figueres nel 1950 e tentarono per 2 volte di assassinarlo. Una vecchia disputa di cent'anni col Nicaragua per lo sfruttamento del fiume San Juan s'infiammò nel 1998 ma fu sedata dopo due anni di pazienti negoziati senza ricorrere alle armi. E, cosa significativa, il Costa Rica è l'unico stato della regione a non essere mai stato invaso o usato come base dagli Stati Uniti. Ora il paese è democratico, relativamente ricco e regolarmente nelle prime 50 posizioni dell'Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite."(James Bruges "Salva la terra ...o tutti giù per terra", Nuovi mondi media) (per la cronaca, di recente a causa di privatizzazioni - causate da una forte spinta del Fondo Monetario Internazionale, o IMF - si sono scatenate rivolte diffuse)
Apriamo gli occhi, le armi sono un danno al mondo intero con il loro solo esistere, nessuno dovrebbe usarle, nessuno dovrebbe fabbricarle eppure c'è chi si ostina a favorirne la vendita: la legge per il momento pone vincoli severissimi, ma già esistono infinite scappatoie e come se non bastasse sempre più numerosi sono coloro che cercano in tutti i modi di abbattere le barriere legali riguardo al commercio di armi da fuoco.
"L’autorizzazione ai trasferimenti [esportazione di armi n.d.io] deve essere concessa direttamente dai
Ministri degli Esteri e della Difesa; viene poi presentata annualmente dal Presidente del Consiglio
una relazione al Parlamento sulle vendite e autorizzazioni e sono infine previsti rigidi controlli sulla
situazione interna dei paesi destinatari perchè in caso di conflitto armato, embargo o violazioni dei
diritti umani scatta il divieto di esportare armi verso quelle destinazioni. Anche a livello europeo il
Codice di Condotta sui Trasferimenti di Armi prevede che si operino severi controlli seguendo gli
stessi criteri di negazione dell’autorizzazione all’export in caso di embarghi, conflitti e violazioni.
Per quanto riguarda le armi ad uso civile invece, la normativa italiana non prevede invece
controlli né sanzioni. Pistole, revolver, fucili e carabine, concepiti per l’uso sportivo e l’autodifesa,
godono così di una grande capacità di movimento e possono entrare pressoché indisturbati anche in
paesi colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani, sottoposti a embargo dell’Onu o dell’Ue e paesi
con guerriglie in corso sul proprio territorio.
L’andamento annuo delle vendite si aggira intorno ai 300 milioni di euro
Di tutte le armi una quantità pari all’80% circa si è diretta verso paesi dell’orbita nord-occidentale, mentre tra il restante 20% compaiono anche paesi con situazioni interne precarie. È il caso della Malaysia, paese ripetutamente accusato di gravi violazioni dei diritti umani, che ha potuto acquistare nel corso del quinquennio armi civili italiane per un totale che supera i 30 milioni di euro; o della Colombia e dell’Algeria, i cui governi sono entrambi coinvolti da anni in conflitti interni, che hanno acquistato rispettivamente 2,5 e 3,8 milioni di euro di pistole, fucili e munizioni; o della Cina, soggetta a embargo dell’Ue a causa dei gravi episodi di violazione dei diritti fondamentali, che ha importato oltre mezzo milione di euro di armi dall’Italia.
È anche il caso del Congo-Brazzaville e della Repubblica Sudafricana: i due maggiori importatori
africani di armi civili italiane sono presenti nei rapporti annuali di Amnesty International per le
violazioni di diritti umani che avvengono sul loro territorio, così come la Turchia, il Brasile, il
Messico, l’India, le Filippine e la Federazione Russa (paesi quest’ultimi che stanno anche
affrontando attacchi armati di gruppi separatisti).
I grandi sistemi d’arma, infatti, costosi e difficili da reperire, vengono sostituiti dalle armi piccole e leggere, meglio trasportabili, semplici da usare (anche per i bambini soldato) e reperibili anche sul mercato nero. L’attività dei brokers, gli intermediatori nelle vendite di armi, si inserisce perfettamente in questo sistema, attraverso l’organizzazione dei trasferimenti di partite d’armi tra venditore e cliente, andando così ad incrementare il commercio illegale."(disarmo.org)
E non speriate che l'Italia non abbia avuto un ruolo di spicco negli innumerevoli genocidi silenziosamente andati in scena dietro il sipario di un teatro di guerre lontane dai riflettori, l'Africa. Il piombo era nostro, in buona parte.
Brian Wood,Discorso tenuto all'ESF, Nov 2002:
"Proprio prima di questa settimana, ho avuto modo di parlare con alcuni rappresentanti del governo italiano a proposito delle proprie esportazioni di armi. Ho chiesto alle autorità italiane per quale motivo fosse stata autorizzata nel 1999 l'esportazione di 5.000 mitragliette alle forze armate governative algerine, dopo che queste avevano commesso, con tali armi, atrocità sulla popolazione civile. Saprete che la legge italiana in materia di esportazione di armi (legge 185 del 1990) proibisce esplicitamente le esportazioni di armi dall'Italia verso quei paesi, dove tali armi saranno presumibilmente usate per commettere violazioni dei diritti umani.
Le autorità italiane hanno riconosciuto che, da quando le armi furono trasferite, sono stati commessi ulteriori massacri di civili da parte delle forze armate algerine, compresa una carneficina di uomini, donne e bambini berberi; hanno anche riconosciuto che queste violazioni di diritti umani non potevano essere giustificate dalla leggi internazionali, anche in presenza di gruppi armati di ribelli che eseguissero massacri di civili e perfino se fossero minacciati i progetti energetici. Quando domandai alle autorità se sapevano come rispettare le leggi internazionali sui diritti umani ed umanitari, mi indirizzarono ad un altro ufficio governativo e si misero a scherzare. 'Noi in questa sezione siamo mercanti di morte'! Come moltre altre leggi sul controllo delle armi, la legge italiana è stata disegnata per consentire alle industrie belliche di sfruttare alcune scappatoie; per le fabbriche italiane in questo caso, risulta ancora possibile esportare rivoltelle e pistole, ottenendo semplicemente il permesso del comando di polizia locale! Non deve sorprendere che nel 1997, durante i massacri della popolazione di Brazzaville in Congo, furono scoperte munizioni per armi italiane di piccolo calibro; la stessa cosa é venuta alla luce più recentemente in Sierra Leone; tali munizioni sono state usate dai ribelli del RUF (Fronte Unito Rivoluzionario [ndt]) che in quei luoghi hanno commesso crimini contro l'umanità.
Nel caso di Brazzaville in Congo, sappiamo da documenti ufficiali che un mediatore d'armi tedesco ha trattato un affare da 26 milioni di dollari con il governo di Brazzaville di allora, per fornire armi dall'Europa, dal Sud Africa e dalle repubbliche dell'Asia Centrale, in cambio della vendita di future produzioni di petrolio. La trattativa venne finanziata attraverso una banca francese. Il mediatore tentò di vendere vecchi elicotteri militari francesi provenienti dal Sud Africa, dopo che il governo italiano aveva venduto nuovi elicotteri militari Augusta proprio al Sud Africa. Egli aveva anche ordinato che venissero consegnati, dalle repubbliche dell'Asia Centrale, elicotteri militari russi d'attacco, accompagnati da piloti mercenari. Questi furono usati per mitragliare a bassa quota le abitazioni di Brazzaville, uccidendo più di 5.000 civili e ferendone molti di più, danneggiando inoltre scuole e altre infrastrutture civili. L'intermediario tedesco riciclò il suo denaro usando rifugi fiscali off-shore in Europa. Lui e la banca francese non hanno mai dovuto render conto delle loro azioni o della violazione dei diritti umani a cui contribuirono.
Durante le cinque settimane di genocidio in Ruanda nel 1994, un altro trafficante d'armi con base a Roma organizzò la fornitura di quasi 1 milione di dollari in piccole armi, direttamente a coloro che stavano commettendo atti di sterminio. Siamo in possesso di un fax che egli inviò ai responsabili del genocidio, la sera della spedizione delle armi. Così le armi in questione furono caricate sull'aereo a Tirana, per essere consegnate a Goma, nello Zaire orientale; la spedizione aerea fù scortata da uomini israeliani che erano appena giunti da Roma. Per una tragica ironia della storia, funzionari israeliani che potrebbero rivendicare il diritto alle lezioni dell'olocausto consentirono anche di caricare, nell'Aprile del 1994 a Tel Aviv, altre due spedizioni di armi, le quali sarebbero state usate nel genogidio del Ruanda, che stava avvenendo nello stesso periodo. Conosciamo questi aspetti perché siamo in possesso di documenti ed interviste fatte con l'equipaggio dell'aereo, i piloti e la persona addetta al carico e scarico delle armi. Generalmente l'equipaggio comprendeva personale inglese e africano, che aveva pilotato l'aereo da Ostend in Belgio al Medio Oriente per i trasporti d'armi.
se l'attività di contrattazione delle armi è extra-territoriale, questo non rappresenta un reato per la legge italiana; questa lacuna legislativa è la stessa nella maggior parte dei paesi europei."
Ma non temete, sempre secondo Brian Wood, tra non molto la delocalization laverà bellamente le nostre coscienze cosicchè postremo godere i soldi della vendita di armi (o meglio lo potranno fare una dozzina o due di persone) senza che le nostre coscienze debbano portare il peso di avere assemblato armi in Italia: "Potete vedere come l'irresponsabilitá di potenti governi ed i mercati globali malamente regolati per molti prodotti, specialmente per le armi, forniscano le basi sulle quali si poggia lo sviluppo delle organizzazioni criminali internazionali, le quali sono responsabili di crimini contro l'umanitá. Viviamo in un pericoloso villaggio globale dove il governo americano non agisce da solo. Potenti stati europei fanno virtualmente le stesse cose, anche se su scala minore.
Possiamo notare un altro aspetto delle economie alimentate dalla guerra, la massiccia espansione delle fabbriche di armi a partire dal 1960, in particolar modo fabbriche di armi di piccolo calibro, dall'Europa e dal Nord America in tutto il mondo. L'Indonesia produce i suoi fucili d'assalto grazie a una societá belga. Il Pakistan produce fucili di assalto tedeschi, che ha venduto in Africa orientale. Il Kenya attualmente ha una nuova fabbrica di munizioni rifornita dal Belgio e situata proprio in prossimitá della regione dei Grandi Laghi, dove ci sono stati due decenni dei peggiori bagni di sangue della storia recente. I fucili kalashnikov russi vengono prodotti in dozzine di paesi. La lista potrebbe continuare ma una cosa é chiarissima: moltissimi stati che hanno capacitá produttive inadeguate e poche inclinazioni politiche, stanno comunque acquisendo le competenze per produrre e vendere armi".
Perchè LE ARMI, non l'acqua o il cibo, sono un diritto...
mercoledì, 20 settembre 2006
Anche Prodi, andato in Cina, sembra aver contratto una malattia locale che qualche tempo fa contagiò addirittura Ciampi, sintomo principale, una delirante smania di chiedere la fine dell'embargo delle armi alla dittatura cinese, nei cui campi di concentramento (chiamati laogai) sono passati ormai solo tra i praticanti del Falun Dafa (causa una persecuzione religiosa) oltre 200'000 persone.
I casi di tortura accertati invece sono non meno di 40'000, con l'aggiunta di almeno 2'800 persone torturate a morte. Contro la Cina c'è inoltre l'accusa di estrazione di organi umani dai prigionieri, che viene da parte delle organizzazioni umanitarie internazionali (inclusa Amnesty international, ovviamente).
Per chi fosse intenzionato a firmare la petizione per richiedere l'intervento dell'ONU contro l'esistenza di questi campi e per l'interruzione di questa "raccolta di organi", è disponibile il sito http://petition.fofg.org.uk/organharvesting/
Indubbiamente questa malattia deve passare per la lobby italiana delle armi "leggere", una delle nostre industrie più fiorenti, un mercato che non conosce crisi in cui siamo i primi esportatori al mondo.
Salutiamo il caro presidente del consiglio, con i nostri auguri di pronta guarigione.
domenica, 17 settembre 2006
Fede, nel dizionario è il credere in determinati concetti o assunti basandosi sull'autorità altrui o su una convinzione personale più che su prove obiettive; ragione invece è definito come facoltà propria dell'uomo di stabilire connessioni logiche tra idee, che costituisce la base della conoscenza e del discernimento.
Un vecchietto malandato ha detto al mondo che questi due concetti non solo non sarebbero in completa opposizione essendo uno la negazione dell'altro, ma addirittura che sarebbero "complementari", che possono "dialogare", che in buona sostanza sono entrambe dallo stesso lato.
Che la fede è "ragionevole".
Sono l'unico che si è messo a ridere?
E' mia razionale opinione infatti che chi ha fede non ragiona sull'oggetto della fede stessa.
Ragionare uccide la fede, in quanto anche solo "stabilire connessioni logiche tra idee" appartenenti ad una stessa fede ne rileva immancabilmente le infinite contraddizioni, come lo stesso concetto di Dio che quando deve essere creatore del mondo risponde al principio di causalità, mentre quando si chiede "dio da dove esce" ne diventa improvvisamente immune, non ha cause, è ingenerato.
Se vi chiedete come è possibile, la risposta della fede è "mistero di fede" che tradotto in linguaggio comune si pronuncia "Bòoh?".
Eppure nonostante la palese contraddizione di termini oggi c'è chi situa comunque dio come "origine non originata", come causa del big bang, spostandolo a piacimento là dove la scenza si ferma di secolo in secolo, prima a lanciare fulmini e saette poi a creare la terra in sette giorni, e infine a creare le anime e l'universo.
E' vero che l'uomo non è ancora capace di spiegare l'universo (dico universo perchè il mondo mi sembra che misteri ormai ne abbia ben pochi), ma questo razionalmente non giustifica che ci si inventi di sana pianta delle storie su un'entità verso la cui esistenza non c'è nessun indizio!
Quello è un atto di fede che la ragione invece esclude.
Detto terra-terra: la fede non spiega quello che la scenza non può, ma inventa balle su qualsiasi cosa su cui che la scenza non è in grado di smentirla.
Si tratta semplicemente di arrendersi all'evidenza: l'uomo non sa e probabilmente non saprà mai da dove è uscito l'universo, e questo non significa che sia stato creato da qualcosa.
E' questione di logica bruta.
Non esiste alcun motivo, alcuna prova o indizio che giustifichi il ragionamento fanno molti fedeli:
L'universo è causato da dio.
Perchè dovrebbe essere questo e non: l'esistenza dell'universo è causata da X, dove X può essere tanto un altro universo precedente ormai estinto quanto un'altra dimensione di esistenza?
Perchè ogni volta che l'uomo non sa rispondere ad una domanda si rimette ad un'entità esterna invisibile e onnipotente?
Perchè ha fede. Ma questo è irrazionale.
E' l'autorità il vero fondamento della fede, e nient'altro.
Il "principio di autorità", è uno degli istinti base dell'uomo, e se un uomo viene educato a riconoscere in un soggetto l'autorità e a rispettarla non metterà mai in dubbio le parole dell'autorità, oppure se il condizionamento educativo è stato abbastanza debole lo farà solo di fronte a prove schiaccianti.
La fede in un'autorità presume l'assenza di dubbio verso questa, perfino la semplice comparazione tra due diverse autorità avviene in assenza di fede in quanto si compara solo in caso di dubbio.
Se anche una persona fidatissima come un marito o una moglie dicesse che dopo la morte c'è una nuova vita, o un fidatissimo macellaio assicurasse che anche se la carne è marrone è di ottima qualità, nessuno si fiderebbe alla ceca.
Se lo dice un prete ad un fedele spacciandole come verità divine ci sono ottime probabilità che questi si ammazzi per avvelenamento di carne adulterata e muoia contento di scoprire una "nuova vita".
Questa è la fede nell'autorità.
Cosa che per fortuna non tutti hanno.
Altri ancora sostengono che la fede, la ricerca di dio è finalizzata all'uomo e alla ricerca di se stessi.
lo dico da ex fervente cattolico, credente, praticante, e lettore della bibbia.
La fede non è altro che una fiducia cieca, una volta aperti gli occhi è semplicemente un colossale inganno.
L'uomo per cercare se stesso non deve cercare dio, un salvatore o qualcun altro che si assuma la fatica di farlo felice sollevandolo da ogni responsabilità.
Deve cercare solo la sua nuda identità, accettare la sua intrinseca debolezza e avere il coraggio di non chiedere aiuto a nessuno, di non ricercare una facile salvezza promessa, un "miracolo" che risparmi il lavoro, un'assoluzione che sollevi la coscenza senza pagare pegno.
Deve affrontare se stesso, le sue paure, le difficoltà della vita, il senso di vuoto, di solitudine e impotenza e soprattutto il peso delle sue colpe.
Si rischia di impazzire?
No
Si rischia di rinsavire ed è un pericolo molto più grande.
Pochissimi uomini sono psicologicamente così forti da sopportare l'idea che nessuno verrà ad aiutarli se gridano aiuto, che nessun'entità benevola veglia e protegge su di loro, che, dovranno pagare per ogni loro colpa il giusto, e non ci sarà nessun condono.
Se la persona che ha fatto tutto ciò è abbastanza forte, ha imparato a stare ritta sulle sue gambe, altrimenti si rannicchia a pigolare tremante in un angolo, incapace di affrontare il mondo.
Molto più comoda la follia al confronto che una solitudine così sterminata.
Quanto è dolce l'inganno del non temere perchè c'è chi sostiene, perchè c'è chi veglia e protegge il sonno.
Ma l'amara verità è che l'uomo è solo ed è libero di fare ciò che vuole, e non ci sono nè guide nè aiuti. E' questa libertà che lo spaventa al punto da farlo fuggire nella fede, rinunciando alla ragione là dove questa rivela l'estrema solitudine umana.
mercoledì, 13 settembre 2006
'Alla scoperta della lotta dal basso' è il titolo di un'analisi pubblicata dal Sisde su 'Gnosis-Rivista Italiana di Intelligence'.
L'articolo analizza i 'rischi delle rivoluzioni dal basso' partendo dalle battaglie No Tav in Val di susa.
Il testo integrale del lancio d'agenzia che ne ha dato notizia oggi:
Forme di protesta come la battaglia 'No Tav' appaiono ''difficilmente esportabili'' ma ''non e' trascurabile'' il rischio che si possa registrare, ''nell'ambito di mobilitazioni fortemente sentite dalla popolazione, una progressiva legittimazione di modalita' di lotta radicali''.
E' il Sisde a sottolinearlo in un'analisi pubblicata su 'Gnosis-Rivista Italiana di Intelligence'.
La lotta contro i cantieri dell'alta velocita' in Val di Susa e' un esempio di iniziativa ''non connotata ideologicamente, non istruita politicamente, non programmata, che si e' definita nel suo stesso procedere, autoalimentata dalla convinzione 'fermarlo e' possibile. Fermarlo tocca a noi''' e che finisce per nutrire ''aspettative di nuovi percorsi rivoluzionari, di insurrezioni di massa''.
A giudizio degli analisti di intelligence, ''sebbene la tendenza attuale, sul fronte dell'antagonismo radicale, sia quella, a fronte dell'assenza di organizzazioni fortemente strutturate, di superare gli 'steccati ideologici' e portare avanti la lotta contro il 'sistema' sulla base di 'campagne' e 'parole d'ordine' specifiche, non sembra comunque che percorsi di 'appropriazione' di una contestazione come quella del no Tav possano superare la finalita' strumentale. Le prerogative del movimento No Tav (larga adesione popolare che ha coinvolto anche rappresentanti delle istituzioni locali) appaiono peraltro difficilmente esportabili in altri ambiti territoriali, perche' connaturate allo specifico contesto valsusino, una realta' montana fortemente compatta che storicamente ha espresso una notevole capacita' di resistenza, dai connotati 'eroici'''.
Emerge di conseguenza anche ''la dimensione velleitaria di tentativi di attribuire contenuti generali e, soprattutto, 'rivoluzionari' a questa lotta che viene 'dal basso'. Non e' trascurabile, invece, il rischio che, proprio per influenza di tali settori, si possa registrare, nell'ambito di mobilitazioni fortemente sentite dalla popolazione, una progressiva legittimazione di modalita' di lotta radicali''. Nella protesta in Val di Susa, sfociata nei mesi scorsi in cortei, barricate, blocchi stradali e ferroviari, scioperi e scontri con le forze dell'ordine, ''un ruolo non indifferente e' stato svolto da settori dell'oltranzismo antagonista, come dimostrano -ricorda il Sisde- i dati relativi alle denunce per i disordini, riguardanti, in una consistente percentuale, appartenenti all'Autonomia e all'anarco-insurrezionalismo''.
Sono tre, per gli 007 italiani, le caratteristiche della lotta No Tav che hanno attirato l'attenzione dei gruppi dell'antagonismo radicale: ''prima di tutto, il 'soggetto' della 'rivolta', vale a dire il 'popolo'. Non, cioe', l'espressione di una categoria specifica (i lavoratori di un comparto industriale, oppure i precari dell'Universita', i pensionati), ma un fronte 'trasversale' (per eta', fascia sociale, occupazione), 'di massa'.
Questo 'popolo', eterogeneo nella composizione, e' unito e determinato nel perseguimento dell'obiettivo che, e siamo al secondo punto, e' un obiettivo limitato e ben definito, vale a dire impedire l'avvio dei lavori della Tav e non una generica lotta contro il capitale, le nuove tecnologie, il modello di sviluppo globale, ecc''. ''Il 'popolo' come si muove per raggiungere il proprio obiettivo? Con modalita' 'spontanee' ed 'autorganizzate', che includono anche azioni illegali: la terza caratteristica della mobilitazione No Tav. La gente, cioe' -viene rilevato- ha agito raccogliendosi spontaneamente nei luoghi dove dovevano essere allestiti i primi cantieri, si e' riunita in assemblee ed ha preso decisioni, 'autorganizzandosi', senza servirsi di mediazioni, istituzionali o meno, e non si e' fermata davanti alla possibilita' di compiere il reato (il blocco stradale, il danneggiamento, la resistenza al pubblico ufficiale)''.
''Esponenti e gruppi antagonisti, specie quelli presenti nell'area, gia' attivi da tempo nell'ambito della medesima mobilitazione e che si ispirano ai principi e alla prassi dell'Autonomia, ostile alla strutturazione gerarchica e centralizzata del marxismo-leninismo ortodosso, hanno subito registrato come significativa -si legge su 'Gnosis'- la connotazione popolare e diversificata della protesta''.
''Delusi dall'evoluzione negativa, sotto il profilo della 'rottura rivoluzionaria', dei piu' recenti movimenti contestativi 'di massa', quello 'no global' che, dopo l'esplosione iniziale, e' stato progressivamente assorbito nell'ambito dei Social Forum, e il 'no war', dimostratosi incapace di 'radicalizzare' la campagna 'antimilitarista' e 'antimperialista', tali settori hanno visto nella mobilitazione compatta di una popolazione determinata a 'difendere il proprio territorio' dal 'nemico', un terreno favorevole -prosegue l'analisi pubblicata sul periodico del Sisde- allo sviluppo di una conflittualita' che dalla dimensione locale passasse a quella generale e che da 'resistenziale' si tramutasse in 'offensiva'''.
''L'elemento considerato vincente, nella protesta No Tav, e' il rifiuto della mediazione e della delega, il rimanere contrapposti alle Autorita', una pratica che di per se' e' antagonista e che conferisce, a quella mobilitazione 'apolitica', una politicita' intrinseca, in quanto portatrice di un messaggio di non riconoscimento di 'questo' sistema. Il fatto, cioe', che il No Tav abbia messo in crisi, ad un certo punto, proprio con il proseguire della 'resistenza', il programma di avvio del progetto ferroviario, dimostrerebbe, nell'ottica dei gruppi antagonisti, la possibilita' reale di ostacolare il processo decisionale istituzionale''.
Il 'No Tav' diventa cosi' ''il simbolo di una lotta che 'paga', in quanto produce effetti concreti, e che esprime un significato politico di opposizione. E' qui che si innesta la funzione asseritamente propulsiva e per certi versi 'canalizzatrice' della protesta svolta da Centri Sociali e collettivi antagonisti che si sono identificati con la mobilitazione No Tav, l'hanno resa propria e propagandata come attivita' di 'resistenza', assimilandola nostalgicamente a quella antifascista della II Guerra Mondiale e giudicandola un evento 'storico', al fine di attribuirle connotati di lotta di classe''.
Di qui l'importanza attribuita alla ''presenza tra la gente, non volta necessariamente a 'premere sull'acceleratore' della protesta od a favorire l'adozione di modalita' violente, quanto a svolgere un lavoro 'politico' diretto a cogliere gli stimoli 'dal basso' per portarli avanti e favorire, in prospettiva, l'insorgere di un clima 'insurrezionale'''.
mercoledì, 13 settembre 2006
Una nuova, cruciale informazione sui fatti dell'11 settembre, a parlare stavolta è uno che nelle torri ci lavorava, e racconta di come con sole 3 settimane di preavviso è stata staccata per ben 2 giorni la corrente elettrica alle due intere torri, del fatto che in questi due giorni sono state invase da operai.
Il video al seguente link:
http://luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1406